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Sepolti in casa. Storia di una famiglia brandizzese

Se vendere la mia cittadinanza italiana potesse servire per ottenere una casa in cui vivere dignitosamente, lo farei senza pensarci due volte… Ma, purtroppo, non si può”. In molti penseranno che ci vuole fegato, per spararla così. Ma, forse, se vedessero com’è costretto a vivere insieme alla sua famiglia, capirebbero perché Ciro Massa, 41 anni, muratore disoccupato, padre di tre bambini di due, sei e dieci anni, ha deciso di denunciare pubblicamente la sua storia.
Con lui, la moglie Daniela Piras, 37 anni, attualmente senza lavoro.
Vivono tutti insieme in nemmeno quaranta metri quadri, balconi e cantina compresi, in un alloggio Atc di via San Gervasio 20/5, a Brandizzo.
Sono qui dall’autunno. In una stanza sola che fa da cucina, sala, camera matrimoniale e cameretta. Un divanetto e due brande la sera diventano letti. Di giorno, invece, servono per appoggiare vestiti e borse. L’ angolo cottura c’è, ma per usarlo bisogna traslocare i piatti, le pentole e gli arnesi che vi sono sopra.
Non sappiamo dove mettere la roba” – si giustifica Daniela -. Per aprire il frigorifero dobbiamo spostare il tavolo, per prendere i vestiti dall’armadio, dobbiamo togliere i letti”. Sempre che non si trovino impilati su una sedia.
E la situazione non migliora in bagno: “E’ talmente piccolo che è quasi impossibile fare la doccia”, spiega Ciro. Nemmeno i balconi sono sfruttabili perché pieni di altra roba. Così come il garage e la cantina, che trasbordano di mobili inutilizzati. “Quando l’amministrazione ci ha assegnato l’alloggio, abbiamo dovuto accettare per forza. Nonostante non avessimo visto la piantina, né sapessimo quanto grande fosse”, racconta la coppia. Rifiutare una casa popolare, infatti, comporta automaticamente l’esclusione dal bando per l’assegnazione di un altro alloggio Atc. “Il sindaco aveva dato la sua parola che, entro fine anno, saremmo stati trasferiti in un alloggio più consono alle nostre esigenze”, proseguono i coniugi. Ma questo, evidentemente, non è successo. “Abbiamo deciso di rivolgerci ai giornali perché speriamo che Buscaglia, l’unico che può intervenire, ci ascolti”, commenta Massa. Se non lo fa lui, la famiglia dovrà aspettare il 2016, anno in cui è previsto il prossimo bando. Forse.
Se non avessi avuto i bambini sarei andato a dormire sotto i ponti. Lì almeno sarei stato più largo”, conclude Massa.

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