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Sedia, poltrona o sofà, l’arte di stare seduti.

Sedia, poltrona o sofà, l’arte di stare seduti.
In questi giorni di emergenza coronavirus, ero seduto che leggevo è ho riflettuto di quante volte al giorno mi siedo per riposare, studiare, leggere o mangiare? Quando penso alla sedia, ragiono sul mobile su cui mi siedo o mi metto a sedere. Ma così forse mi precludo ogni altro tipo di supposizione. Oggi siamo troppo abituati a riferire l’azione o lo stato di sedere quando una persona si abbassa piegando le ginocchia per mettersi a sedere o che se ne sta seduto su una sedia, uno sgabello, una poltrona o un sedile qualunque per poter sospettare che dietro quest’azione e questo stato ci sia il significato precedente di mettersi in contatto, contattare, stare in contatto, toccare, stare attaccato, stare connesso non necessariamente riferito ad un uomo, ma a qualsiasi corpo che entra in contatto con un altro. In effetti, uno dei significati della parola latina sedere è proprio quello di aderire, restare attaccato, che a mio avviso è quello originario. Allora è immaginabile che il significato originario del lemma latino sede, sedia, sede, fosse quello di una struttura, strumento, apparecchio, un oggetto, insomma, composto da una serie di elementi attaccati o incastrati solidamente insieme. In inglese troviamo la parola set che significa serie, raccolta, apparecchio radio o televisivo, che forse deriva dalla parola latina precedentemente detta. Tra l’altro la parola assume anche il significato di pesante struttura lignea usata per sostenere le pareti nei lavori di scavo, nelle gallerie, che si avvicina molto all’idea che sta dietro quella di sedia. Penso a quanta attenzione dedico alla sedia che adesso mi sostiene su cui affido il mio corpo durante la giornata per molto tempo. Ripenso alla sedia come emblema del potere. E rammento la la parola trono, sedia dal greco antico thrònos, con la variante thranps, sedia sgabello e trenos, sgabello, predella, banco dei rematori, e può essere in rapporto con l’italiano tranello che deriva dall’italiano antico tranare, variante di trainare. Secondo il Devoto il tranello sarebbe un azione subdola per trascinare in un’insidia! Oggi il significato della parola è quasi soltanto quello figurato di inganno, trappola, mentre un dizionario etimologico d’inizio ‘900 ne dà anche il significato di rete, laccio. Ma allora dietro a questa parola può esserci un significato generico di legame, legaccio simile alle parole inglesi treenail, trenail, trunnel che hanno il significato marinaresco di caviglia di legno, usata per fissare tavole nella costruzione delle navi. La sua funzione è quindi quella di fissare, inchiodare, tenere stretto, legare. Apparentemente l’etimo di tree-nail è semplicissimo, si tratterebbe di chiodo, nail, di legno, tree. Però tree significa solo albero, e già questa piccola difficoltà dovrebbe indurmi a riflettere di più, oggi che sono seduto sulla sedia vicino ad un tavolo e consulto molti libri e ripenso alla sedia, origine di questo mio piccolo sproloquio. La sedia o trono è divenuta nei secoli uno status nella gerarchia sociale, definisce il ruolo di chi è autorizzato ad usarla, il trono del monarca, la sedia gestatoria del Papa, la cattedra del vescovo, la superba poltrona del ricco, lo scranno del giudice, lo sgabello dello studente o dello scrittore, il sedile rustico del povero. Ma solo noi in Occidente abbiamo questo status symbol della sedia, i giapponesi ed i popoli asiatici e africani in genere siedono a terra a gambe incrociate, accovacciati o inginocchiati, noi no, non possiamo vivere senza le sedie! Già la sedia quella del capotavola, al centro o in fondo! La scelta del posto non è mai casuale rivela molto di noi e dei rapporti che abbiamo o che vorremmo avere con gli altri. Mi ripeto, sedermi a tavola è un gesto quotidiano così comune che il più delle volte è automatico ma in realtà la scelta del posto rivela molto di me e dei miei rapporti interpersonali. Senza che me ne rendo conto tendo a ribadire un determinato ruolo all’interno del gruppo, a marcare simpatie e antipatie con il linguaggio del corpo e a interagire usando bicchieri e bottiglie. La posizione frontale mette in gioco un confronto diretto e predispone maggiormente al contatto visivo. Leggendo un libro, seduto, ho trovato l’asserzione che se sono in competizione con qualcuno cercherò di piazzarmi davanti per poterlo meglio controllare, mentre se non mi interessa minimamente cercherò di sedermi distante senza alcun contatto fisico o visivo. Se l’intelocutore che ho davanti si protende verso di me puntellandosi con i gomiti, sedendosi sul bordo della sedia, come per accorciare le distanze ci sono buone speranze, se al contrario si sbilancia all’indietro con le gambe accavallate un po’ meno. Se mi trovo in posizione speculare, con chi dialogo questo è un forte segno di intesa. Se poi mi metto a tavola seduto fianco a fianco, questo indica un maggior grado di conoscenza e vicinanza con chi mi trovo, mettendomi sullo stesso piano che presuppone una certa vicinanza per poter comunicare facilmente nel corso della serata e quindi a fiancheggiarmi a vicenda nel vero senso della parola. Ed infine se mi mettono alla destra del padrone di casa, questo vuole dire stima e sodalizio intellettuale, pare che da ricerche fatte che se le informazioni mi arrivano da qualcuno che si trova alla mia destra tendo a assimilarle tre volte di più rispetto a un interlocutore posto alla mia sinistra. E questo sempre stando seduto su di una sedia che è molto di più di un mobile. Seduto vicino alla finestra guardo il parco e mi godo lo spettacolo del modo dalla mia sedia, nel silenzio, solo con l’uso dei sensi e con l’animo colmo di fiducia e di speranza che passerà e andrà bene e osservo placidamente con stupore lo spettacolo della natura.
Favria, 19.04.2020 Giorgio Cortese

Ogni giorno nel mio animo si alzano le ali della speranza e riparto sempre fiducioso cercando di superare gli ostacoli, ogni problema è un’ opportunità.

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