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EMERGENZA CORONAVIRUS

Se non ora quando

Ieri 4 maggio, seppur con qualche mugugno, è iniziata la lungamente attesa Fase 2 che di fatto apre, seppur parzialmente, le porte di casa a milioni di italiani dopo settimane di isolamento forzato a seguito del lockdown messo in atto dal Governo per arginare l’avanzata del coronavirus.

Questo periodo di clausura e di isolamento sociale ha portato alla luce tante criticità dell’attuale società consumistica e individualista, ma è anche servito per farci ri-pensare i nostri stili di vita. In molti si sono accorti che in fondo anche consumando un po’ meno si riesce a vivere bene lo stesso e si risparmia pure. E non si parla solo di cibo, ma anche di carburante tanto per fare un esempio. Con le auto chiuse in garage si sono ottenuti una pluralità di risultati positivi che ci dovrebbero far pensare seriamente alla reale necessità di un ritorno a “come si faceva prima”. Importanti risparmi, meno inquinamento atmosferico, meno incidenti stradali, meno stress per le code, ciclisti e pedoni con molti meno di rischi di essere investiti ad ogni incrocio o attraversamento pedonale, meno multe per infrazioni al codice stradale, meno giri a vuoto in ricerca di un parcheggio libero e meno soldi spesi per uno a pagamento. Non è poi elemento secondario il fatto che molti studi internazionali abbiano scoperto che l’inquinamento può essere concausa e vettore del covid, ma anche dei virus più in generale soprattutto grazie al particolato (PM10, PM5, PM2,5) i cui limiti non vengono sforati solo nelle grandi città, ma anche ad Ivrea come accaduto l’ultima volta ad inizio anno e svariate volte in quello passato.

Non potendo nemmeno vedersi con i propri amici e parenti  ci siamo accorti di quanto siano importanti le relazioni sociali e il contatto fisico con le persone: una stretta di mano, un abbraccio, un bacio e così discorrendo. Ci siamo resi conto di cosa rappresenti la libertà di movimento visto che non ci si poteva spostare da Comune a Comune e ora da Regione a Regione  e non parliamo di un viaggio all’estero diventato, almeno per un po’ di tempo ancora, una chimera. Il lato positivo di tutto questo è che ci ha fatto capire quanto siano belli i luoghi in cui abitiamo e che spesso non consideriamo nemmeno noi stessi meritevoli di attenzione. Appena possibile dovremo fare massa critica e promuovere tutti insieme le bellezze e il turismo locale: dai castelli ai laghi, dalle montagne alle tradizioni, dagli eventi sportivi alle colline, dall’Anfiteatro Morenico di Ivrea ai fiumi, a partire dalla nostra “cerulea Dora” di carducciana memoria.

Questa emergenza ci ha fatto toccare con mano lo stato di abbandono in cui è stata lasciata la sanità pubblica depredata da una politica interessata solo alle ambizioni dei singoli e agli interessi del privato. Ad esempio perché un operatore sanitario pubblico deve guadagnare di meno di un suo pari grado che opera nel privato? E perché i servizi complessi e/o costosi che contemplano la presenza di personale specializzato h24 (pronto soccorso, emergenza, unità coronarica, lungo degenza, ecc.) li ha in carico la sanità pubblica, almeno per quanto riguarda il nostro territorio?

Ci siamo accorti che a pochi chilometri da noi abita un produttore di formaggio d’alpeggio, di vino naturale, di miele, di frutta e verdura biologica e di stagione, di pane e dolci, magari con lievito madre, e di molti altri prodotti a km zero, l’acquisto dei quali fa rimanere risorse qui da noi. Mentre facevamo la coda fuori dal supermercato ci siamo ricordarti che esiste una rete di commercio di prossimità, compresi i mercati, che già traccheggiava prima del covid, ma che ora avrà bisogno del sostegno di tutti noi anche perché a pensarci bene non c’è confronto tra il calore di scambiare due parole con l’esercente locale e la freddezza delle luci al neon e la poca socialità di supermercati dove la fretta sembra essere la regola.

Un mondo diverso, migliore dell’attuale, esiste già e ce ne stiamo accorgendo ora per cui quando riprenderemo la nostra vita “normale” se ci crediamo veramente non servirà inventare nulla, ma basterà portare avanti alcune delle “buone pratiche” che ci siamo ingegnati ad utilizzare in questo periodo. Se riuscissimo a mantenere anche solo una piccola parte di quella sobrietà, sostenibilità, solidarietà che abbiamo messo in campo negli ultimi due mesi ci troveremmo come per miracolo a vivere in un mondo più vivibile, più pulito, più solidale capace di scindere ciò che è superfluo da ciò che non lo è.

Dal punto di vista politico a livello locale noi crediamo sia fondamentale agevolare nuovi stili di vita e attività più sostenibili sia dal punto di vista ambientale che sociale. Anche in questo caso non partiamo da zero perché ci basterà riprendere e attualizzare il pensiero avveniristico e innovativo di Adriano Olivetti rivalutando quella visione comunitaria che per lui era la base di ogni ragionamento. Per fare questo la politica locale, a partire da Ivrea, dovrà trovare il coraggio e la capacità di lavorare insieme al territorio, indipendentemente dal colore politico di appartenenza, perché in un mondo sempre più complesso e caotico  muoversi da soli vorrà dire perdere la sfida ancora prima di aver iniziato la  partita. 

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Blogger: Francesco Comotto

Francesco Comotto
Viviamo Ivrea

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