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Se GOOGLE viene a Settimo.

Sembrerebbe fatta.
Google aprirà un nuovo data center a Settimo.
L’intero investimento, che coinvolgerà anche altre location dell’area torinese, prevede un piano di circa 900 milioni e la creazione di circa 800 nuovi posti di lavoro.
Una bomba atomica per le prospettive economiche del nostro territorio, ma di sicuro un grande riconoscimento per le capacità tecniche e culturali dell’area torinese.
Si tratta di una grande opportunità da parte dell’amministrazione di Settimo per promuovere un sensibile miglioramento della qualità architettonica e urbanistica.

Non è facile, e non voglio fare inutili fantasie.
Da quanto si capisce si tratta di un Data Center, quindi scordatevi le fantasmagoriche architetture di Mountain View o la sede aperta a Dublino.
I centri dati sono in genere dei casermoni grigi e tristi. Sono luoghi anonimi, pensati per ospitare dei supercomputer, dove la priorità non è certo l’immagine del brand, quanto piuttosto la sicurezza e l’affidabilità degli impianti.

I centri dati di Google nel mondo non fanno molta differenza.

Tuttavia Google è una multinazionale che dà alla sua immagine una importanza fondamentale.
Proprio per migliorare l’immagine dei Data Center, dal 2016 è stato avviato il Data Center Mural Project, con il quale Google ha inviato alcuni street artist a dipingere le facciate dei fabbricati.
Questo è il testo di presentazione del progetto.

“Che si tratti di condividere foto, cercare sul Web o tradurre lingue, ogni giorno vengono inviati miliardi di richieste al “cloud”. Ma poche persone sanno che tutte queste informazioni fluiscono attraverso luoghi fisici, chiamati data center. Poiché questi edifici in genere non sono molto da guardare, le persone di solito non lo fanno e raramente imparano a conoscere le incredibili strutture e le persone che rendono possibile così tanto della vita moderna.
Per iniziare a cambiare la situazione, abbiamo creato il Data Center Mural Project: una partnership con artisti per portare un po ‘di magia dall’interno dei nostri data center all’esterno.
Alla fine, speriamo di portare il progetto in più località in tutto il mondo. Controlla di nuovo per gli aggiornamenti lungo il percorso.”

Una bella premessa.
Inoltre l’azienda di Brin & Page ha una grande attenzione alle relazioni e all’impatto delle sue attività sul territorio dove sceglie di collocare i suoi stabilimenti.

Le sedi di Google sono all’avanguardia dal punto di vista della sostenibilità e la filosofia industriale dei due fondatori è sempre stata ispirata da un notevole notevole senso di visionariertà. Per fare un esempio, una delle cose che organizza Larry Page è un FOO CAMP, un convegno informale nel quale viene chiesto ai partecipanti di dire cosa farebbero se avessero a disposizione 10 milioni di dollari per migliorare il mondo.

Una domandina non da poco, soprattutto se a fartela è un signore che quei soldi li ha veramente e sembra essere intenzionato a darteli; sempre che tu riesca a convincerlo.

Quella visionarietà che storicamente non è mancata al territorio piemontese, basti pensare alla formidabile storia industriale di Olivetti, che seppe coniugare e integrare la qualità dei suoi prodotti con la qualità degli ambienti di lavoro; una qualità che si traduceva in maniera diretta nella progettazione delle sedi, fossero esse luoghi di rappresentanza o luoghi di produzione.

Una visionarietà che ancora oggi è in grado di incidere positivamente sulla qualità della vita del canavese.

Una visionarietà alla quale si sono ispirate direttamente aziende come la Apple (basti pensare ai flagship store letteralmente inventati dalla Olivetti) ed ovviamente Google.

Ci auguriamo quindi che l’amministrazione settimese sappia cogliere questa occasione per collaborare e indirizzare le scelte urbanistiche e architettoniche, in maniera da ottimizzare al massimo le ricadute sul nostro territorio.

Non si tratta di una questione puramente tecnica, non si tratta di fare uno sterile calcolo di metri cubi edificabili……. e nemmeno di condurre una contrattazione sul numero di persone che saranno assunte. Le ricadute in termini sociali ci saranno in ogni caso.

Si tratta di essere visionari.

Le foto dei data center sono relative agli stabilimenti di Council Bluffs, con opere di Gary Kelley, e di St.Ghislain, con opere di Oli-B.

La foto del negozio Olivetti di New York è tratta da Il Contrafforte.

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Blogger: Giulio Pascali

Giulio Pascali
Forma Urbis

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