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SCARMAGNO. Crolla il tetto della scuola e nessuno lo sa

Incredibile ma vero. Un mesetto fa (anche se nessuno lo ha mai saputo né scritto) è cascato il soffitto nel locale dormitorio del plesso scolastico, ricavato al pian terreno del palazzo municipale. Nessun ferito. Tra maestre e bambini nessuno ha riportato una benché minima ferita, ma sarebbe potuta andar peggio, molto peggio, non fosse stato per la lungimiranza delle insegnanti. Sono state loro a decidere di far dormire i piccoli in un altra stanza, preoccupate da quella crepa nel soffitto che diventava sempre più larga e profonda. E’ grazie a loro se si è potuto evitare il dramma. La struttura è caduta e da allora i bambini sono stati spostati, per il sonnellino, nel locale sottostante. Un po’ più freddo, un po’ più arido. Una soluzione tampone, però, fino a che non saranno conclusi i lavori di sistemazione.

Fortunatamente è andato tutto bene – conferma la dirigente scolastica Daniela Vaio, da noi contattata al telefono -. I bambini non erano presenti al momento del crollo dell’intonaco. Abbiamo provveduto subito allo sgombero. Le maestre sono molto attente, controllano costantemente la situazione e segnalano alla dirigenza eventuali anomalie che noi, a nostra volta, segnaliamo all’ente proprietario dell’immobile. Quando il locale sarà riconsegnato idoneo nella garanzia della sicurezza più totale si tornerà alla normalità”.

Insomma una brutta storia. Una storia che Il sindaco Pier Luigi Bot Sartor ha tenuta nascosto. In giro per il paese però la notizia è da giorni sulla bocca di tutti.Si va dicendo che il crollo alla scuola materna, sarebbe stato causato dall’esplosione dello stabilimento Darkem, posto a qualche centinaio di metri di distanza dalla sede dell’esplosione. La verità è che le analisi tecniche, secondo attendibili fonti interne alla scuola, dicono tutt’altro. Insomma una bufala. Una bufala per camuffare la realtà: a provocare il danno, infatti, sarebbero stati alcuni errori nell’esecuzione dei lavori di rifacimento del palazzo municipale, eseguiti pochi anni fa, e per la precisione una gettata di cemento spesso venti centimetri che avrebbe fatto pressione sulla soletta soprastante il locale dormitorio.

Davvero un peccato che il sindaco non abbia provveduto ad uno straccio di avviso, ad una qualche comunicazione. Non abbia firmato, nemmeno, un’ordinanza che decretasse l’inagibilità dell’immobile. Insomma, che abbia insabbiato la vicenda. Del resto le elezioni comunali sono alle porte e con lo scivolone sulla Darkem, con la minoranza che gli contesta di non aver mai provveduto a sollecitare la messa in sicurezza, con la scuola sarebbe arrivata la mazzata finale.

Comunque sulla Darkem lui nega, giura e spergiura di essersi interessato, di essersi preso degli insulti e di aver rischiato botte coi titolari dell’azienda. Insomma, la scuola sarebbe un’ulteriore tegola, anche considerando che la minoranza, stavolta, non gliela lascerebbe passar liscia.

Per la cronaca la giunta ha deliberato uno stanziamento ed ha affidato i lavori ad una ditta. Al momento si è in attesa del collaudo.

ALLA SCUOLA NUOVA DI ZECCA PIOVE GIA’ DENTRO

Ve la ricordate l’inaugurazione del polo scolastico “Adriano Olivetti”? Taglio del nastro  il 16 novembre 2012. In pompa magna. Davanti all’ingresso una sfilata di istituzioni. Il Ministro all’Istruzione Francesco Profumo, il vescovo Aldo Cerrato, l’Assessore Regionale all’Istruzione Alberto Cirio e quello della Provincia Umberto D’ottavio, forbici in mano a Laura Olivetti, Presidente dell’omonima Fondazione, e uno stuolo di sindaci e amministratori. Un investimenti da 2 milioni di euro di fondi pubblici, tra un finanziamento regionale di 800mila euro, altri 500mila euro dalla Comunità Europea, ottenuti con l’allora normativa sulle gestioni associate, e con la restante quota, 700mila euro circa in tutto, ripartita tra i quattro comuni interessati, ovvero Scarmagno (la cifra maggiore per accaparrarsi la location sul proprio territorio), Mercenasco, San Martino e Perosa Canavese.

Ebbene il polo, nuovo di zecca, da inizio anno patisce continue infiltrazioni. E in questi giorni, con le piogge e l’allerta meteo, non bastano i secchi a raccogliere l’acqua piovana che cola dal tetto. Dall’ultimo locale al fondo del primo piano, la classe quarta è stata spostata sotto, nell’atrio. Scomodo ripiego per le lezioni perché mancano locali di scorta.

Anche in questo caso la dirigenza scolastica ha allertato il Comune di Scarmagno.

Noi possiamo avviare l’ente proprietario, e l’ente è stato avvisato – conferma Daniela Vaio -. Sono stati condotti dei sopralluoghi. Chiaramente, come dirigente, posso fare ciò che è nelle mie competenze. Noi abbiamo messo in campo misure contenitive dei rischi. Le maestre sanno come comportarsi. Danno che devono, per esempio, controllare che il pavimento non sia bagnato perché i bambini non scivolino. Sono misure di cautela che noi assumiamo regolarmente anche quando c’è il minimo rischio. La scuola non ha potere di intervento sulle strutture né di spese. Certamente è un disagio come tutte le volte in cui si verifica un problema strutturale. Purtroppo la situazione delle scuole italiane è critica, e il plesso di Scarmagno non è escluso”.

Ma la differenza sta proprio nel fatto che il plesso di Scarmagno ha appena quattro anni. Doveva essere un fiore all’occhiello. Una struttura modello. Invece? Un disastro. Per altro annunciato. Quante polemiche si sono accumulate dal 2012 ad oggi. Prima, mesi d’attesa per un certificato di agibilità. Poi aule che scoppiavano: troppo poche rispetto al boom di iscrizioni. Oggi spazi compressi da problemi di acqua e umidità. Il tetto è una piscina. Causa difetti nelle pendenze che non permettono all’acqua di scolare correttamente.

Tanti soldi spesi per una struttura a cui, oggi, andrebbe già messa mano. Già in passato i gruppi d’opposizione dell’Unione Collinare lamentavano difetti nella realizzazione. Ed ora quei difetti stanno emergendo. Se i sindaci dei piccoli comuni pensavano che chiudere i loro plessi per un polo più grande portasse al risparmio, dovranno presto ricredersi. Dopo aver contribuito all’investimento, dopo essersi messi le mani nei capelli per trovare una quadra nell’organizzazione del trasporto scolastico, si troveranno evidentemente, a breve, a tirar fuori altri soldi per opere di manutenzione straordinaria.

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