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SAN SEBASTIANO. Il giallo di “Radicata” l’antico borgo di San Sebastiano Po

Una regione di San Sebastiano Po sembrerebbe risolvere le interminabili discussioni sull’origine della nobile famiglia dei conti Radicati, di cui i suoi vasti possedimenti e le ripetute imprese, hanno scritto la storia di una estesa zona tra astigiano e torinese per secoli, governando con abilità e astuzia. Il Comitato o Contado, venne quasi sempre identificato con Cocconato o Brozolo, essendo le due linee madri che crearono le varie discendenze sparse per il piemonte.

Il loro dominio iniziò sicuramente prima del mille e molte fondate ipotesi affermano che probabilmente arrivarono dalla Francia al seguito di Carlo Magno che diede molti e cospicui feudi ai fedeli del suo nuovo regno longobardo, non essendovi l’usanza da parte dei franchi di pagare diversamente i militari. Nella controversa materia della discendenza di questi conti ci si basa come riferimento più affidabile alla Carta di Vezzolano del 27 febbraio 1095, citando come capostipite dei Radicati, Manfredo, conte di Milano nell’869. Il contenuto di questa carta é prezioso in quanto si possono ricavare le due linee principali della famiglia. Il successore di Manfredo, Manfredo di Brozolo, avrebbe avuto cinque figli, da Anselmo, il primogenito, discenderebbero i Radicati di Brozolo, i Radicati di Robella ed i Radicati di Casalborgone, poi di Passerano. Da Guido invece, l’ultimo figlio, discenderebbero i Radicati di San Sebastiano Po. Ritorniamo quindi a quel borgo o regione di San Sebastiano Po identificato da Vincenzo Druetti nel 1914 come “Il Sito di Radicata”.

Cosa sappiamo di questa località che diede origine alla dinastia dei conti Radicati? L’antica Villa risale forse all’epoca romana ed é ancora esistente nel periodo medioevale fino a quando fu distrutta e in seguito completamente dimenticata anche la sua ubicazione, nonostante il suo agglomerato comprendesse il castello, la chiesa e le sue case. Esistono documenti di diversa natura dei secoli X, XI e XII che testimoniano l’espansione di Radicata da semplice Villa a tutta una regione o distretto intero soggetto ai conti di Radicata. Delle sue vicende non sappiamo nulla, ma possiamo immaginare che la sua vita scorresse secondo i canoni dell’epoca. Aveva il suo Porto sul Po, con diritto di pedaggio e transito; il suo agglomerato abitativo toccava i confini tra il torrente Leona, Moriondo e Colombaro. Sul colle di San Michele, la chiesa e sui colli della regione Reale, il castello. Il 6 luglio 1278 si iniziava una sentenza arbitrale riguardante una questione feudale vertente tra il comune di Chivasso, signore del feudo di Radicata e due suoi vassalli, Giacomo e Giordano di San Sebastiano Po. Il sindaco Riccobono, procuratore del comune di Chivasso, espone che Giovanni e Ardizzone, conti di Radicata, avevano venduto ai signori sopraindicati, terre e diritti che facevano parte del feudo di Radicata spettante al comune, a sua insaputa e contro la sua volontà. Si chiedeva quindi l’immediata restituzione di tutto quanto era indebitamente posseduto, con le spese e con i danni. Le tensioni aumentarono e la situazione precipitò. I chivassesi imbracciarono le armi e per Radicata fu la fine. Del castello rimasero numerosi ruderi e una torre che fu fatta demolire dal conte Novarina nel  1780. Ora non resta che qualche mozzicone di muro invaso dalle sterpaglie. Dove sorgeva la chiesa invece fu costruito il bel podere di San Michele e durante i lavori furono trovati molti teschi e ossa di antica data, probabilmente il luogo dove esisteva il cimitero di Radicata.

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