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In foto la protesta di Marita e Barbara in piazza Castello a Torino

SAN RAFFAELE CIMENA. Allarme dei nido: “Lo stato ci sta affossando”

Dopo il periodo di chiusura forzata, la scuola prova ad immaginare una forma di ripartenza, ancora non è chiaro come da settembre gli alunni potranno ritornare sui banchi, ma se da una parte si parla molto di come organizzare e strutturare le loro lezioni, dall’altra c’è una categoria che nell’ultimo Dpcm non è stata minimamente considerata.
Si tratta della fascia educativa che va dagli zero ai tre anni e delle loro famiglie, in cui la totale assenza di un servizio di questo tipo potrebbe mettere in difficoltà i genitori, ma anche le moltissime educatrici, titolari di Asili Nido.
Marita Dalle Nogare, 46 anni, e Barbara Duvia, 48, entrambe laureate in psicologia presso Università degli Studi di Torino, sono titolari ed educatrici de “Lo Gnomo Birichino”, tre micronidi dislocati a Castiglione, San Raffaele Cimena e a Montanaro.
Chiusi dal 24 febbraio, lo scorso 21 maggio hanno partecipato alla manifestazione di protesta “Educata ed educante” che si è tenuta in Piazza Castello a Torino e contemporaneamente in altre città italiane, a sostegno dei questi servizi educativi che non potranno essere riaperti.
Nonostante la chiusura immediata, non abbiamo mai abbandonato le nostre famiglie ed i nostri bimbi – racconta Marita, la titolare -. Siamo state presenti nel periodo di lock-down con videochiamate settimanali per ogni singola famiglia ed abbiamo creato un canale YouTube caricando i video con canzoni, con letture e proposte di attività. Poi sfruttando sempre la tecnologia abbiamo organizzato degli incontri a tema per i genitori e ci siamo rese disponibili anche per consulenze telefoniche, ovviamente a titolo gratuito.
Giovedì siamo scese in piazza per denunciare l’assenza di progettualità di questo governo nei confronti dei servizi educativi 0-3. Non ci dicono quando apriremo. Non ci dicono come apriremo. Volevamo portare a conoscenza il maggior numero di persone e soprattutto le istituzioni del fatto di essere stati dimenticati. – ed aggiunge ancora amareggiata Marita – Non siamo fantasmi, esistiamo. Noi titolari, i nostri educatori, i nostri bambini e le loro famiglie. Non abbiamo diritto di sapere cosa ne sarà dei nostri servizi? La cassa integrazione per come concepita non sarà sufficiente nemmeno a coprire le prossime settimane, arrivando al massimo a fine maggio. E i mesi successivi? Le strutture chiuse, fatturato a zero e i dipendenti da pagare, praticamente una condanna a morte”.
Un pensiero duro quello di Marita, contrastato dalle difficoltà che il Covid19 ha portato, ma che inevitabilmente senza un aiuto, un segnale forte di sostegno sarà difficile ripristinare.
Siamo pronte a rimetterci in gioco, perché nulla sarà più come prima. Questa è la grande sfida. Ma per ripartire abbiamo bisogno di uno Stato che non ci affossi, ma che ci sostenga e dia respiro alle micro imprese. Nel mese di marzo la Regione Piemonte ha promesso che ci avrebbe aiutato, ci hanno chiesto il numero dei frequentanti, quali fossero le nostre strutture e poi? Il silenzio…lo stesso silenzio che ci accompagna la notte, quando facciamo i conti dei debiti che si stanno accumulando…Ogni volta che entriamo nelle nostre strutture vuote, silenziose, con appese ancora le maschere del carnevale che non abbiamo potuto festeggiare con i nostri bimbi, le lacrime scendono”.
Lacrime di nostalgia, di speranza mescolate a quelle di angoscia e di amarezza che Marita come tante altre sue colleghe stanno vivendo, ma che si spera possano essere presto solo un lontano ricordo.

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Blogger: Ivana Fontana

Ivana Fontana
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