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SAN MAURO. “Cosa non condivido del M5S? Praticamente tutto”

Ironia della sorte: a coinvolgerlo nell’attività del Movimento 5 Stelle era stato proprio Davide Ansaldo, colui che oggi ha preso il suo posto in consiglio comunale dopo le dimissioni. Era il 2009, il giovanissimo Giacomo Gilardi aveva vent’anni e un forte interesse nei temi civili: seguiva con interesse l’emergere di Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, come figura nuova ed energica della sinistra.

Poi, un giorno, Davide Ansaldo lo contatta tramite Facebook. C’è un nuovo Movimento, che concilia apertura su temi etici e civili, attenzione per l’ambiente, forte interesse a legalità e trasparenza. C’è bisogno di persone appassionate e dai saldi principi per rinforzarne le file.

 

 

Gilardi accetta: si lancia nelle prime campagne elettorali, nei primi banchetti informativi in giro per San Mauro. Ci sono le elezioni regionali, poi quelle comunali. Lui si candida e fa pure bella figura, portando a casa 93 preferenze: il secondo più votato della lista.

L’anno dopo Simone Capobianco, candidato a sindaco dei 5 Stelle, dà le dimissioni da consigliere di minoranza. La prima esclusa, Manuela Bonafortuna, rifiuta di prendere il suo posto: è il momento di Gilardi. Da quel 2012 ad oggi sembra passato un secolo. Il giovane consigliere, in poco più di 2 anni, dà una vera e propria svolta all’attività dei 5 Stelle.

Porta a casa (nel senso che scrive, dibatte, convince, media, tratta) risultati importanti su temi chiave come i rifiuti, referendum, testamento biologico, donazione di organi e via discorrendo. Poi decide di lasciare la sua carica: troppe sono le incompatibilità con un Movimento 5 Stelle che più non lo rappresenta su troppi aspetti del panorama politico e ideologico.

 

 

Cosa non condividi delle posizioni del Movimento?

“Quasi tutto: dalla politica estera, farcita di quell’anti-americanismo che trovo fastidioso e retorico, alla gestione della politica economica. Io, per esempio, sono per la privatizzazione quasi totale della Rai, eppure non se n’è mai parlato. O ancora, io aumenterei i tagli agli enti locali, i 5 Stelle no. Poi, sono contrario alla svendita di asset paesaggistici importanti. Non condivido, poi, l’opposizione dura e pura: serve tantissimo per far passare dei messaggi, ma quando si apre uno spiraglio bisogna insistere, avere un’ottica più pragmatica”. Lo dice uno che, affiancandosi alla maggioranza del Pd su alcuni temi chiave, è riuscito a portare a casa sicuramente molto più di quanto non avrebbe ottenuto dicendo sempre “no”.

 

 

Si vocifera di un tuo possibile rientro in politica, magari in qualche altro schieramento. Sei stato corteggiato da altre forze?

“In tanti mi hanno chiesto di rientrare, sì. Ma non so cosa farò: sono un orfano politico, nel senso che in questo momento non c’è nessuno che mi rappresenti. Sono di sinistra per mille temi, e di destra per altri mille. Sui temi sociali sto a sinistra, sulla visione economica della società, a destra. Anche se nella politica sanmaurese, sono poche le persone che hanno una vera e propria linea di pensiero”. In che senso? “Ha governato per dieci anni la destra, che in teoria dovrebbe essere per la riduzione degli investimenti. E invece ha contratto più debiti in assoluto. La sinistra, che dovrebbe sbizzarrirsi su temi civili, paradossalmente ha fatto solo perché pungolata. Non c’è una visione ideologica dietro. Io invece sono convinto che per amministrare serva un imprinting politico, una visione chiara, una linea da seguire”.

 

 

Ad esempio quella che avrebbe potuto avere “San Mauro Comunità”, il laboratorio politico guidato da Massimo Marino. Il Movimento 5 Stelle ha scelto però di rifiutare la proposta. Tu che posizione hai sostenuto?

“Faccio una premessa. Quando sono stato contattato da Massimo Marino, avevo già deciso di dimettermi. Ho portato avanti lo stesso il discorso perché credevo potesse essere un bene per il gruppo locale. Il mio parere sul progetto è sempre stato positivo: conosco le persone e le realtà che avrebbero dovuto farne parte, ho visto in quella proposta molti aspetti interessanti in primis per le capacità delle persone coinvolte. Le idee erano prevalentemente di sinistra, ma non di una sinistra ideologica. Il gruppo ha scelto di rifiutare la proposta, ma non è vero che la decisione è stata calata dall’alto: è stata presa in modo democratico, forse anche troppo. Decisioni così vanno assunte sì dal gruppo, ma da quello che segue e conosce in prima persona”.

 

 

Pensi che il Movimento possa ribadire, nel 2016, gli ottimi risultati ottenuti in questi anni?

“Credo di no. Sicuramente farà un risultato simile al 2011, forse anche migliore. Ma 5 anni di lavoro serrato sul campo avrebbero potuto fruttare molto di più. Nel 2016 le ‘facce nuove’ saranno poche, non ci sarà più Beppe Grillo in piazza, non ci sarà tutta l’attenzione mediatica che nel 2011 ci ha portato a fare il secondo risultato più positivo in Italia. Abbiamo peccato in comunicazione, nel coinvolgere la cittadinanza nelle attività fatte all’interno del consiglio comunale”.

 

 

 

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