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Maltrattamenti
Maltrattamenti (foto d'archivio)

SAN MAURO. 41 enne condannato, maltrattava i genitori perché non gradiva i pasti

Avrebbe a lungo malmenato ed insultato gli anziani genitori tra le pareti della loro casa a San Mauro Torinese. F. M., 41 anni, è stato condannato ad un anno e sei mesi di reclusione. La sentenza è stata pronunciata venerdì scorso dal giudice Ludovico Morello del Tribunale di Ivrea, accogliendo le richieste formulate dal Pubblico Ministero Letizia Ferraris.
L’uomo era accusato dei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravi. Nel periodo tra il 2012 e il 2015, finché i genitori non avevano finalmente trovato la forza di sporgere denuncia, Morra li avrebbe costretti a vessazioni continue, proteste perché non soddisfacevano le sue continue richieste di denaro o anche soltanto perché il cibo a tavola non era di suo gradimento. Era la cantilena costante. Quello che i genitori preparavano per pranzo o cena era di rado di suo gusto.
E a queste situazioni si sarebbe vendicato, in particolare, in due occasioni, indicate nel fascicolo del Pm, lanciando addosso ai coniugi una padella nella quale avevano appena cucinato, oppure una bottiglia di plastica piena d’acqua. Ma, soprattutto, avrebbe più volte messo le mani addosso al padre, colpendolo al volto e alle gambe. Con un pugno gli aveva procurato addirittura una frattura al setto nasale. E il 12 marzo, dopo avergli sferrato tanti pugni, lo aveva lasciato inerme con un grave trauma facciale, come poi refertato dai medici.
Non era più clemente con la madre: in una circostanza l’avrebbe spinta a terra. “Siete due morti che camminate” oppure “piemontesi che mangiano solo bagna cauda” oppure ancora “ma come mastichi? Fai schifo, sembri un maiale”. Questo il contenuto delle frasi che Morra rivolgeva costantemente ai suoi. Sarebbe arrivato al punto di spaccare il vetro della loro camera da letto con un pugno.
L’avvocato difensore Leo Davoli del foro di Ivrea, venerdì scorso, ha cercato di ridimensionare i fatti, chiedendo invano al giudice l’assoluzione o quantomeno la concessione della sospensione condizionale. “Si contestano – ha arringato Davoli – sei episodi nell’arco di tre anni. Il mio assistito ha tentato di ricucire e di riparare il danno inviando dei soldi a casa dei suoi”. Il giudice ha condannato Morra, oltre alla reclusione, al pagamento delle spese processuali.

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