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SAN MAURIZIO. Contro la violenza economica, storie di emancipazione femminile

Oltre a quella psicologica, sessuale e fisica, c’è anche un altro tipo di violenza che le donne possono subire. È quella economica. Se ne è parlato lunedì scorso 4 dicembre presso la sede dell’Unitre, in Casa Ramello.
“La violenza economica sulla donna si può manifestare attraverso diversi comportamenti – ha detto la presidente della Rete delle Donne Fabiola Grimaldi – impedendole di lavorare o di accedere al denaro del marito anche per beni di prima necessità, come per esempio gli assorbenti”.
Sono stati citati anche i casi più estremi in cui può trovarsi una donna, dopo una separazione, che non riceve l’assegno famigliare.
Per far fronte a tutto questo le donne, definite ‘temporaneamente in difficoltà’, possono emanciparsi attraverso il lavoro.
“Maggiorè è il grado di istruzione e più alta è la possibilità di trovare lavoro- ha detto il sindaco Paolo Biavati – Ma penso che tanti casi di violenza vengano allo scoperto anche quando in una comunità ci sono tante occasioni di coesione, di ritrovo, insomma di uscire di casa per confrontarsi con altre donne”.
L’aspetto più difficile per le donne che subiscono una privazione dei mezzi economici è infatti raggiungere l’autosufficienza. In questo contesto giocano forza le politiche culturali e delle pari opportunità, presentate dall’Assessore regionale Gianna Pentenero.
“Fondamentale è il reinserimento del lavoro delle donne che hanno subito una violenza – ha spiegato Pentenero – E solo in Piemonte sono davvero numerose. Basta pensare che in tutta la regione sono attivi 17 centri antiviolenza e 7 ‘case rifugio’, dove le donne possono trascorrere un periodo per allontanarsi dalla difficile situazione che hanno in casa. In questa direzione sta lavorando moltissimo La Fondazione don Mario Perti”.
E, solo per dare un’idea dei casi di violenza denunciati , solo nell’ultimo anno 1650 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza, di queste 544 sono donne straniere.
I progetti che più funzionano per il reinserimento lavorativo femminile sono quelli di microcredito perchè chi è vittima di violenza è spesso un soggetto ‘non bancherabile’, ovvero non preso in considerazione da parte delle banche che chiedono garanzie e stabilità economica.
“Il lavoro è spesso l’unico motivo che ci fa alzare dal letto al mattino – ha detto Roberto Maglio di Privata assistenza di Ciriè, una rete di servizi a domicilio che lavora anche con tante donne – È un’indipendenza sociale che non deve venire a mancare perchè salva anche da situzioni difficili e la mia storia ne è un esempio”.
Maglio ha raccontato di quando era una ventenne e il lavoro nell’azienda famigliare l’ha aiutata moltissimo a reagire ad un’infermità permanente che ha subito dopo un grave incidente. Una toccante testimonianza del fatto che tramite il lavoro, e meglio ancora se è quello che abbiamo scelto, un qualsiasi individuo può emanciparsi da situazioni di estrema difficoltà.
A questo si dedica anche il centro per l’impiego di Ciriè. Ne ha parlato Monica Mallerino, impiegata da 27 anni.
“Il lavoro è utile anche perchè salva dalla noia, dal vizio e dal bisogno – ha illustrato Mallerino – è per questo che è importante per le nostre vite”.
L’impiegata ha concluso raccontando le storie di due utenti del servizio che proprio grazie ad un impiego sono riuscite ad emergere da situazioni di estrema vulnerabilità sociale.

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