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SAN GIORGIO. Con “Nòssi Ràis” a San Giorgio c’è tutta la vita contadina

Più turismo in Canavese? Ci prova la Rete Museale AMI-Anfiteatro Morenico di Ivrea-, un sistema diffuso e permanente che mette in sinergia i piccoli musei del territorio garantendo un programma d’apertura certo e una soddisfacente accoglienza dei visitatori attraverso l’impiego di giovani. Questi ultimi, infatti,  a seguito di un programma di formazione, si occuperanno di aprire e gestire i musei durante i weekend della stagione estiva.

E così, dal 7 luglio al 21 ottobre, tutti i fine settimana, saranno fruibili al pubblico l’Ecomuseo della Castagna di Nomaglio, il Museo della Civiltà Contadina di Andrate, la Bötega del Frèr di Chiaverano, l’Ecomuseo l’Impronta del Ghiacciaio di Caravino, il Museo all’Aperto Arte e Poesia “Giulia Avetta” di Cossano, il Museum Vischorum di Vische, il Museo dalla Saggina alla Scopa di Foglizzo, il Museo Didattico  “Memorie del Tempo” di Perosa e il Museo “Nòssi Ràis” di San Giorgio, a cui si aggiungono la Casa della Resistenza e l’Ecomuseo “Storie di Carri e Carradori”, in provincia di Biella.

NÒSSI RÀIS

È una storia davvero avvincente quella del Museo ‘Nòssi Ràis’ di San Giorgio Canavese, che lega indissolubilmente la sua origine alla figura di un abitante del piccolo comune, Giuseppe Dorma.

Infatti, è grazie alla volontà di questo lungimirante cittadino, se il museo esiste oggi.

A svelarci i dettagli sulla nascita del ‘Nòssi Ràis’ è  Elga Acerno, vicepresidente dell’associazione Progetto Michela che si occupa di gestire l’esposizione permanente.

È lei, infatti, a raccontarci che “Giuseppe era animato da una forte passione per il collezionismo; per questo decise di raccogliere tutti i vecchi oggetti di cui gli abitanti di San Giorgio si sarebbero disfatti, dagli strumenti agricoli a quelli casalinghi, passando per quelli scolastici: di fatto, era interessato a ogni genere di utensile”.

Col passare degli anni, però, quella che all’inizio poteva sembrare una piccola collezione, si è via via ingrandita, al punto che Giuseppe “decise di chiedere al comune uno spazio per avviare un museo e rendere la sua raccolta pubblica; ricevette il permesso e già intorno al 1994 l’esposizione era allestita interamente”, continua Elga Acerno.

Ciò che ad oggi possiamo vedere, quindi, è una ricchissima rassegna di oggetti legati alla vita contadina e non solo: aratri, seminatrici, macchinari per la produzione del vino, ma anche torni ed altri strumenti necessari alle attività dei fabbri, tutti risalenti all’Ottocento e al Novecento.

Questi manufatti documentano, quindi, la presenza di una florida comunità agricola, ma testimoniano anche l’esistenza di botteghe artigiane, dedite a molteplici attività, tra cui la filatura della canapa, la lavorazione del legno e la ferratura degli animali da traino.

Tra i pezzi esposti che più destano curiosità, Elga Acerno rimarca “alcuni abiti ottocenteschi da sposa, rigorosamente neri. La scelta di questo colore era funzionale al riutilizzo del vestito in altre occasioni formali, una pratica molto comune nelle famiglie meno ricche che è andata in disuso solo negli anni Cinquanta”

La peculiarità del museo, inoltre, si deve alla ricostruzione di una cucina, di una stanza da letto contadina e di una classe scolastica. Quest’ultima, ci spiega Elga“è solitamente la parte che più colpisce grandi e piccini”. “Spesso”, afferma, “provvediamo a far sedere i bambini delle scolaresche nei banchi di legno suscitando il loro entusiasmo”.

Ricorda, tra l’altro, che il museo “è ospitato in una parte della casa di Carlo Botta, illustre storico originario di San Giorgio. In suo onore si è deciso di allestire una sala che ne ricreasse lo studio”.

La figura di Carlo Botta, tuttavia, è solo una fra le tante personalità che hanno animato l’élite culturale di San Giorgio, tanto che l’attuale comune poteva vantare il titolo di ‘Atene del Canavese’.

Il vero pezzo forte del Nòssi Ràis, però, si trova nel Salone Michela che prende il nome da Antonio Michela Zucco, anch’egli di San Giorgio e ideatore della celebre macchina fonostenografica. L’apparecchiatura, sebbene con qualche modifica, è ancora oggi usata in Senato per registrare discorsi dei parlamentari.

Dal famoso inventore deriva anche il nome del Progetto Michela, l’associazione che si occupa del museo ed organizza, inoltre, laboratori dedicati ai più piccoli. A questo proposito, Elga Acerno racconta:“quando le scolaresche vengono qui, facciamo provare ai bambini diverse attività manuali legate ai mestieri di una volta, come, per esempio, la lavorazione del legno o l’estrazione dei colori naturali per realizzare i gessetti”.

Tutto ciò contribuisce a “sviluppare la creatività e la manualità del bambino, oltre ad essere un modo per dar vita a un ponte generazionale”. Illustra meglio questo concetto spiegando come  i laboratori e la visita al museo sono un’occasione “per riscoprire le nostre radici, conoscere meglio il territorio e, soprattutto, costruire un solido legame tra le vecchie e le nuove generazioni”.

Non resta, quindi, che andare a visitare la sede museale nei suoi orari di apertura: tutti i sabati dalle 15.00 alle 18.00 , la domenica mattina dalle 10.00 alle 12.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00.

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Blogger: Martina Gueli

Martina Gueli
Artisticamente parlando

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