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SAN BESSO

Non so se vi ricordate di quando, raccontando del sarcofago di Caio Atecio
Valerio, vi parlai di San Besso.
No? Ah bene, stronzi fino in fondo.

Ebbene, oggi vi scriverò proprio di questo santo, le cui spoglie giunsero a
Ivrea pressappoco ai tempi di Re Arduino.

San Besso è tradizionalmente considerato un soldato componente della Legione
Tebea, una unità militare dell’esercito dell’imperatore Massimiano che,
convertitasi alla religione cristiana, venne sterminata. E pensare che sarebbe
bastato aspettare pochi anni, e poi avrebbe potuto lei sterminare gli altri.

Però giustamente se fossero stati massacrati tutti assieme sarebbe stato troppo
semplice e scarsamente agiografico, quindi si immaginò opportunamente che
alcuni dei legionari fossero riusciti a scappare, e poi martirizzati con tutta
calma in un secondo momento.

Questo è proprio il caso di San Besso, che riuscì appunto a fuggire, ma venne
poi gettato da una rupe del Monte Fautenio, che se notate è decisamente un nome
fatto apposta per scaraventarci giù i Cristiani.

Ora però, gettarlo dal precipizio son buoni tutti, quindi tocca stabilire chi
fosse stato a farlo. E qui bisogna dire che si sono sbizzarriti.
Ovviamente i soldati dell’Imperatore Massimiano la fanno da padroni, però non
tutti concordano sul fatto che utilizzarono la rupe per ottenere un adeguato
scempio. Alcuni ritengono infatti che si limitarono a sventrarlo nelle
vicinanze di quel picco scosceso.

Alcune fonti addirittura lo escludono dalla suddetta Legione Tebea, e lo
classificano come pastore devoto a Dio, defenestrato (per così dire) da dei
colleghi invidiosi del fatto che la divinità favorisse le sue greggi (in che
senso: le faceva trombare di più per aumentare il numero degli agnelli? Boh).

Nel dubbio vi è pure chi ha deciso di mettere tutto assieme: prima i pastori lo
buttano giù, e poi i legionari di Massimiano lo finiscono. Come martirio non
potrebbe essere più completo.

Vale la pena di accennare ad una curiosa similitudine tra San Besso e la
divinità egizia Bes. Entrambi sono considerati dispensatori di fertilità, ed
entrambi vengono rappresentati con piume di struzzo; ma su quest’ultimo punto
forse è meglio non indagare.

Tempo fa un tizio arrivò a ricordare che Bes fosse anche venerato a Cartagine,
giungendo alla conclusione che il culto di San Besso (effettivamente forse
precristiano) fosse stato portato in Italia da Annibale, e che i corpi
ritrovati ad Agaunum (nell’odierna Svizzera) fossero non dei romani convertiti
al Cristianesimo, bensì dei Cartaginesi morti durante la traversata delle Alpi.
Potete constatare che non solo la Bibbia, come dimostrano degli studi recenti,
venne scritta sotto effetto di cannabinoidi.

Per concludere, una breve panoramica di altri legionari della Tebea
sopravvissuti al massacro di Agaunum.

Tra i superstiti vi fu tale Gigno Vinia, cristiano particolarmente devoto al
Vangelo di Matteo. Pare che fosse stato il primo ideatore nella storia di un
flash mob, per protesta contro le persecuzioni di Massimiano. Purtroppo durante
la protesta tenne costantemente le dita sopra alla pergamena che mostrava al
pubblico, cosicché nessuno riuscì a leggervi niente.

Fu molto interessante altresì la vicenda di due vivandiere:
la prima, una certa Georgia Popolo, tentò di catturare la benevolenza degli
aguzzini inserendo dei legionari romani in un presepe.
La seconda, conosciuta come Anna Malo, rassicurò i pagani della assoluta
assenza di mutamenti climatici, e attese il loro annegamento durante una
tempesta tropicale in piena Svizzera.

PS: l’Assessore eporediese Balzola si è dissociato preventivamente da qualsiasi
eventuale riferimento, ancorché vagamente allusivo, nel presente articolo, a
personaggi politici della Lega eporediese.

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Blogger: Franco Kappa

Franco Kappa
Ivrea di palo in frasca

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