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Il Gruppo Ragazzi Sant’Antonino

SALUGGIA. La 6a Sagra del Fagiolo di Saluggia

L’organizzazione della 6a Sagra del Fagiolo è curata dalla Famija Salugiina e dal Gruppo Ragazzi di Sant’Antonino, con il patrocinio del Comune. Le due associazioni, in un clima di totale e compenetrante collaborazione, sono riuscite a costituire un programma nel quale emergono alcuni eventi: la sfilata storica dei conti Mazzetti e corte, la rivendicazione della Quarta e la gara di panissa.

La prima si svolgerà sabato 20 ottobre a partire dalle 16, ricostruendo la rivendicazione della Quarta ad opera dei conti Mazzetti (rappresentati da Leandrina e Giovanni). L’episodio che verrà ricostruito racconta del rifiuto dei saluggesi – all’epoca poco meno di trecento – al versamento della quarta parte del raccolto in favore dei signori del paese, i Mazzetti, che imposero la tassa a partire dal loro insediamento nel 1492. Neppure numerosi processi tra i Conti Mazzetti e il popolo (proseguiti fino al XVIII secolo) riuscirono ad imporre il pagamento alla popolazione che, secondo lo storico don Pietro Gauzolino, “ebbe un coraggioso spirito di indipendenza anticipatorio di quella che sarà una conquista sociale della futura rivoluzione francese: l’abolizione dei diritti feudali”; il rifiuto quindi riuscì a persistere poiché la popolazione non riteneva giusta questa tassa, soprattutto a causa delle difficoltà quotidiane in cui versava fra carestie, pestilenze e povertà. Oltre a raccontare un episodio di resistenza civile, la ricostruzione della rivendicazione della Quarta rivela – attraverso la documentazione dei ricorsi – la coltivazione del fagiolo a Saluggia, forse il primo territorio italiano ad aver ospitato questo legume. I signori Mazzetti accoglieranno presso la loro dimora le più alte signorie dell’epoca e, durate la sfilata per le vie del paese, un narratore racconterà la storia di questa famiglia, la storia della Quarta e il rapporto tra i conti e il popolo che si è liberato senza far uso di violenza. A questo episodio sarà dedicata anche la mostra “La Quarta: una storia di orgoglio saluggese” presso Palazzo Pastoris che, con la replica dell’esposizione “I colori di settembre” del pittore Carlo Mazzetti presso Vita Tre, inaugurerà la partenza della sagra, venerdì 19 ottobre a partire dalle 18. Ad essa seguiranno “la cena d’apertura” proposta dalla Famija Salugiina e il folk italiano del “le Mondine”, con canti popolari del trio vocale di Letizia Borgaro, Barbara Leva e Josianne Pinet.

Nella giornata di sabato 20 si proseguirà con un trenino che collegherà Saluggia a Sant’Antonino dove si terrà la storica trebbiatura del fagiolo e del mais con macchinari d’epoca e il carosello della fanfara dei bersaglieri “M.A. Fausto Balbo” di Settimo Torinese. Alle 19.30 la “cena del fagiolo” e l’Orchestra Italiana Marianna Lanteri con liscio, ritmi latini, brani nazionali, internazionali e musica leggera.

Infine, nella giornata di domenica 21 alle 10 verrà celebrata la messa con le corali di Saluggia e Sant’Antonino; al termine vi sarà la parata delle Bande musicali di Saluggia e Sant’Antonino e del gruppo Tamburini; contemporaneamente si svolgeranno l’esposizione di fuoristrada, organizzata da Luca Caglioti con il “Gruppo Ragazzi” in via San Giovanni e la mostra di mezzi della protezione civile in piazza Don Pollo. Nel pomeriggio giochi per bambini, sfilata di moda in via Roma, artisti di strada, festeggiamenti per il 20° anno di fondazione del “Consorzio di tutela del Fagiolo di Saluggia” e musica con la Donkey Stuzzica band, mentre il centro storico sarà gremito di bancarelle con prodotti enogastronomici, artigianali e hobbistica. Alle 16 presso la biblioteca civica ci saranno delle letture per i più piccoli. La manifestazione si chiuderà con la gara di panissa. La competizione tra panissari saluggesi si svolgerà alle 19,30 presso il padiglione gastronomico in piazza Francesco Donato e decreterà il piatto migliore in base alla scelta del pubblico, al quale verranno distribuiti gratuitamente quattro assaggi di questo equilibrio edibile fra riso e fagioli, abbracciati da un vino forte e salame di antico sapore. Chiuderà poi con il concerto della Banda musicale “Don Bosco” e la Scuola di musica “Michele Leone”, al termine del quale verrà premiata la panissa migliore.

La “carne dei poveri”

Un campo di fagioli saluggesi

Il fagiolo, pianta erbacea della famiglia delle Leguminose, è coltivato a Saluggia fin dai tempi antichi.

La coltivazione del fagiolo si è sviluppata nel nostro territorio per le sue qualità organolettiche ed alimentari, favorite dal terreno e dagli altri fattori ambientali: da secoli Saluggia è definita “il paese dei fagioli”.

Un tempo “cibo dei poveri”, i fagioli di Saluggia si trovano ora sulle tavole quale specialità squisita e apprezzata dei buongustai, serviti come piatto unico o primo piatto, oppure come ottimo contorno, secondo le ricette tradizionali saluggesi. Cotto per ore in “pignatta” di terracotta, abbinato al cotechino, al “piutin” (zampino) o al “previ” (cotica del maiale arrotolata e speziata), il fagiolo è l’ingrediente base dei piatti tipici della tradizione saluggese. Insieme al riso vercellese, con l’aggiunta dell’immancabile cotica di maiale, forma la famosa “panissa” che, insieme ai “fagioli in pignatta”, rappresentano tutt’oggi i piatti locali tipici, consumati nelle case private, nei ristoranti e non solo quelli della nostra zona.

Il fagiolo di Saluggia è stato un elemento importante del patrimonio locale connesso con l’economia, la cultura e anche la storia del paese. Le guerre, le rappresaglie, le carestie, le distruzioni, le pestilenze che si sono susseguite non sono valse a cancellare una comunità, benché più volte quasi distrutta. Essa ha saputo tramandare fino a noi un patrimonio fatto di resistenza alle avversità e di attitudine al duro lavoro che produce da circa 500 anni quei legumi conosciuti sin dai tempi antiche come “fagioli di Saluggia”. Per i saluggesi la coltivazione del fagiolo è sempre stata importante: prima per sfamarsi, quando era coltivato ad uso famiglia, poi per venderlo: un reddito divenuto rilevante per l’economia delle aziende agricole dalla metà dell’800 ai giorni nostri.

Per le sue caratteristiche fisiche, visive ed organolettiche, il Fagiolo di Saluggia non può essere confuso con nessun altro: la pianta nana con le foglie trifogliate verdi, coperte da leggera peluria, produce un baccello che si apre in due e contiene semi ovali di colore roseo, striato da segni irregolari di colore violaceo. La qualità che più gli somiglia, per aspetto fisico e colore, è quella del più conosciuto fagiolo borlotto. Tuttavia, se si confrontano con attenzione, è facile constatare che il borlotto è più panciuto ed ha le striature di colore più lucido somigliante allo smalto, mentre il Fagiolo di Saluggia ha forma più snella e colori meno violenti.

Il Fagiolo di Saluggia ha avauto una lunga e travagliata esistenza, profondamente e sostanzialmente connessa con le vicissitudini storiche che hanno segnato il paese. è stato sostegno della gente nei momenti disperati in cui la fame attanagliava gli stomaci, perché nelle case contadine tutto era stato rubato dai predatori di turno, mentre un pugno di fagioli si poteva ancora “amsumà” (spigolare) nel campo, tra resti di baccelli lasciati dai cavalli delle truppe di passaggio. Compagno della povera gente nelle ore liete, quando nelle feste paesane era cucinato dalle massaie, servito sul tavolo rustico, anche improvvisato con le “slonghe” (prolunghe) del carro, imbandito sotto la travata o all’ombra della “topia” (pergolato), attorno a un piatto di fagioli si riuniva a far festa tutto il caseggiato.

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