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SALUGGIA. «Il Comune ha speso 26 mila euro per la patronale di San Grato rispetto ai 3 mila per il padiglione della festa di Sant’Antonino»

Si è da poco conclusa la Patronale di San Grato, e il gruppo consiliare “Un’altra Saluggia è possibile” – di cui è capogruppo Sabrina Formica – traccia un bilancio sulla festa. «Tanti sono stati i commenti sull’edizione 2019, ma – affermano i consiglieri – ci sembra doveroso farne uno nostro dal punto di vista politico, soprattutto perché quest’anno, diversamente da quanto storicamente avvenuto, l’organizzatore è stato il Comune stesso, che si è così sobbarcato tutte le spese dell’evento. Questo perché probabilmente la Giunta Barberis ha ritenuto non in grado le tante realtà associative del nostro paese di fare da “capofila” per la sua realizzazione».

«Per giudicare l’intervento in prima persona della Giunta Barberis circa la riuscita di San Grato – spiegano Formica e compagni – bisogna analizzare quanto è stato fatto negli anni scorsi.

Nel 2018 per le Patronali di Saluggia e Sant’Antonino furono stanziati 5 mila euro come contributi per la Pro Loco e la Famija Salugiina per l’organizzazione delle due feste. Per il 2019, come prima cosa, la Giunta ha deciso di farsi carico anche dell’affitto delle tensostrutture, senza più dare contributi né alla Pro Loco né alla Famija: alla fine il padiglione è costato 3 mila euro per Sant’Antonino e 5mila per Saluggia.

Il Comune, come organizzatore, ha poi sostenuto tutte le varie spese per San Grato, così suddivise: 5126 euro per le serate musicali di sabato, domenica e lunedì, 1135 per la giornata degli aquiloni, 1650 tra stampa e affissioni manifesti, 6100 per fuochi d’artificio. A questi vanno aggiunti 2500 euro per le spese di allacci corrente e raccolta rifiuti, 1500 di contributo agli Alpini e 1000 al Comitato del Gemellaggio; inoltre per la per la Siae sono stati spesi 1900 euro: e questo è un esempio di come l’Amministrazione non si sia minimamente posta il problema di contenere le spese, poiché i diritti d’autore al Comune costano il doppio rispetto ad un’associazione, la quale – essendo ente no profit – ha agevolazioni che gli enti pubblici non hanno.

Insomma, quest’anno la festa di San Grato al Comune è costata 26 mila euro, comprensivi del costo della tensostruttura, rispetto ai 5 mila, per due Patronali, del 2018. A nostro avviso, una cifra un po’ troppo elevata per una festa che, nel complesso, non ha avuto il successo corale che si sperava, perché a mancare è stato il Comune, che come “capofila” della manifestazione, avrebbe dovuto fare da collante tra i vari eventi in programma. Prova ne è che allo spettacolo pirotecnico, molto apprezzato dal pubblico, non vi è stato un seguito che potesse intrattenere le persone nelle piazze per il prosieguo della serata. Così come per il “Revival delle Leve” non c’è stato un coinvolgimento diretto dei coscritti, ma una semplice speranza nella loro partecipazione. Al contrario invece possiamo affermare che i singoli eventi organizzati dalle associazioni coinvolte, hanno ottenuto un innegabile successo, vista la partecipazione della gente, a dimostrazione della loro vivacità e capacità di organizzazione».

«In ultimo – concludono i consiglieri – vorremmo fare una considerazione sul noleggio del capannone. La Giunta Barberis ha deciso di mettere a bilancio 30 mila euro per l’affitto della struttura per le sole due patronali, la Sagra del Fagiolo e la festa dei Coscritti, quando l’acquisto della stessa struttura noleggiata, da 300 mq, sarebbe stato all’incirca lo stesso. Questa scelta consentirebbe di lasciarlo installato tutto l’anno, dando così la possibilità di organizzare molti più eventi, ad esempio le Feste dei Rioni, rispetto ai soli quattro pensati da sindaco e assessori. Esattamente come avviene nella vicina Livorno Ferraris, che nel 2016 acquistò un padiglione da 700 mq per 43 mila euro, e una volta installato in piazza Possis, con l’aggiunta di una cucina fissa al suo fianco, è in grado così di ospitare tutti gli eventi che ogni associazione può organizzare. E oggi stanno realizzando una struttura fissa delle stesse dimensioni. Siamo dunque sicuri che gli eventi che Saluggia è in grado di fare siano solo quattro? È logico pensare che se un’associazione volesse organizzarne altri, i 30 mila euro stanziati non sarebbero più sufficienti, e quindi il Comune dovrebbe mettere altri soldi».

«A questo punto diventa sempre più difficile comprendere perché questa Amministrazione ritenga opportuno spendere ogni anno 30 mila euro o più per montare e smontare una struttura, quando potrebbe averla per tutto l’anno alla stessa cifra. Non vogliono fare il Polivalente perché dicono costi troppo, ma continuano ad affittare tensostrutture rimovibili, spendendo alla fine molto di più. Una scelta che francamente noi di “Un’altra Saluggia è possibile”, come molti altri saluggesi, fatichiamo a comprendere».

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