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Maestranze e Vignot con la sfera metridica ultimata

RUEGLIO. La Sfera Metidrica (la bala) del poeta sottomarino. Il primo batiscafo italiano

Mentre l’amico Pasero ci diletta sulle peculiarità del poeta, mi soffermo qui su Pietro Corzetto Vignot inventore. Aspetto complementare ricco di suggestioni tecnologiche, possiamo dire che la Sfera metidrica (così la battezzò il suo ideatore e costruttore), era un singolare congegno, apparentemente una “mongolfiera sottomarina”, tecnicamente è considerato il 1° batiscafo italiano, e  fu al centro dei suoi sforzi per molti anni, costituendo addirittura la ragione principale della sua vita. Una traccia dell’idea della Sfera l’abbiamo già in una poesia di poco posteriore al 1873. Dopo l’emigrazione in Svizzera e qualche anno di tranquillità economica, un incendio distrusse le sue proprietà e Corzetto Vignot decise di trasferirsi a La Spezia con la madre e la sorella Barbara.

Le due donne esercitarono l’attività di lavandaie, poi aprirono un piccolo negozio. Corzetto Vignot perorava la causa della propria invenzione presso alla Direzione dell’Arsenale della regia Marina, ufficio voluto da Cavour insieme all’imponente base militare durante l’unificazione della penisola. L’Ammiraglio Magnaghi si interessò al progetto e ottenne un finanziamento di 100.000 lire da un investitore privato di Vignale Monferrato, l’avvocato Vitale.

RITRATTO di Corzet Vignot

In quei tempi, quasi tutti i paesi europei erano impegnati in una corsa, molto segreta, volta a realizzare battelli subacquei capaci di lanciare torpedini (siluri) contro il naviglio nemico. Forte era l’interesse dei militari per le nuove proposte. Nel 1888 i francesi avevano costruito il Gymnote, e tra il 1891 e 1892 proprio a La Spezia c’erano state le prove del sommergibile Delfino progettato dal canavesano di Castellamonte ingegner Giacinto Pullino del Genio Navale (1837 – 1898) il primo sommergibile della regia Marina. Il fatto spinse Corzetto Vignot a presentare rapidamente una domanda di brevetto per la sua invenzione. I documenti furono depositati il 31 agosto 1893, e ottenne il numero di protocollo 34738. Erano 16 pagine più un allegato di 3 tavole di figure che descrivevano una sfera di 7 metri di diametro con una struttura composta di tavole di legno catramate e calafatate, rivestite a sandwich, internamente ed esternamente, da una lamiera d’acciaio di 2 millimetri di spessore.

La Sfera era divisa in due ambienti da un piano orizzontale posto appena al di sotto della linea di mezzeria: la parte superiore era nominata ambiente aeridrico e conteneva acqua di zavorra, mentre la parte inferiore, ambiente abitabile era riservata all’equipaggio e ai serbatoi dell’aria compressa. Così scriveva Corzetto Vignot: Nell’ambiente aeridrico, o superiore, l’uomo non entra mai; e l’acqua per sei tubi, detti narici, v’entra ed esce dal mare sottostante, o attiratavi coll’estrazione dell’aria, o scacciatane dallo sprigionamento della medesima (…). Nell’ambiente abitabile, o sottostante, si entra dal cocuzzolo della Sfera per un tubo cilindrico, il cui asse coincide coll’asse verticale sferico.

A scanso di equivoci, bisogna dire che la Sfera era priva di apparato propulsore autonomo, essendo destinata non alla navigazione subacquea, ma all’esplorazione dei fondali sulla verticale. Il 29 giugno 1895 la Sfera metidrica fece la sua prima immersione suscitando l’entusiasmo di Corzetto Vignot, che per prima cosa inviò un telegramma al sindaco di Rueglio: Sfera metidrica varata ora splendidamente galleggia onde golfo saluto tutti Corzetto.

Nei giorni successivi la Sfera, (chiamata anche: “la bala”) si immerse diverse volte fino a 12 metri. Ma su Il Lavoro, giornale locale, voci maligne tentarono di screditare gli esperimenti. A qualcuno non piacevano, tanto che nella notte tra il 30 e il 31 luglio, ignoti provocarono l’affondamento della Sfera aprendo le valvole esterne. Ma la Sfera venne recuperata senza danni e poco tempo dopo riprese a funzionare. Ma il 6 agosto 1895 durante un immersione nei pressi dell’Arsenale, si verificò una grave avaria al serbatoio dell’aria compressa che rese necessarie nuove e costose riparazioni. Il soccorso finanziario arrivò proprio da Rueglio. Il 6 gennaio 1896 Corzetto Vignot scriveva al segretario comunale: (…) ho adesso assoluto bisogno di trecento lire, che non so dove pescarle, se tu non mi aiuti. Non te ne farei domanda, se non sapessi potertene, dopo qualche mese, far restituire mediante il sussidio che per legge il nostro Governo deve darmi, non per premio ma per la semplice costruzione.

L’inventore faceva affidamento su una legge del 1889 che prevedeva un sussidio di 77 lire per tonnellata di stazza lorda sul materiale subacqueo realizzato. Ma il contributo era diminuito dal 31 dicembre 1895 con una nuova legge, a 37,50 lire a tonnellata per scafi inferiori alle 150 tonnellate. Il segretario comunale inviò comunque la somma e i lavori furono compiuti, così nella primavera del 1896, ripresero le immersioni senza problemi fino al 1° agosto. Quel giorno, intorno alle 15, Corzetto Vignot, insieme ai suoi collaboratori Carosini, Coppi e Brenna, iniziò la sua 13a immersione. Ma fu commesso un errore e l’affondamento andò fuori controllo e l’urto con il fondale fu inevitabile con qualche ammaccatura alla struttura. La situazione sembrava sotto controllo, ma quando l’equipaggio iniziò la manovra per l’emersione, ci si accorse che il serbatoio dell’aria compressa era vuoto. La situazione era difficile perché le riserva d’aria erano limitate e non c’era possibilità di comunicare con l’esterno. I tre uomini potevano soltanto rimanere in attesa sperando che qualcuno in superficie portasse loro soccorso.

Dopo alcune ore le persone che assistevano alle immersioni iniziarono a preoccuparsi. Tra loro, sulle imbarcazioni che seguivano gli esperimenti, c’era il vice sindaco di Lerici, Francesco Medusei, amico di Corzetto Vignot e costruttore nautico. Questi chiese subito aiuto al contrammiraglio Candiani, direttore dell’Arsenale di La Spezia che mandò immediatamente un pontone a bigo trainato da due rimorchiatori e alcuni palombari. Intorno alle 2,30 iniziarono i lavori di recupero. Dopo qualche ora i palombari agganciarano la Sfera e finalmente la issarono con il potente argano, ma ormai erano le 7 del mattino e tra la sorpresa generale Corzetto Vignot e i compagni, ancora vivi, rividero la luce del sole (1)  Come ricordò anni dopo Carosini: (…) Un urlo di sollievo si levò dalla folla che per tutta la notte aveva trepidato per la nostra sorte e per le vicende del salvataggio. Appena aperta la botola saltai a piè pari nella lancia a vapore dell’ammiraglio Candiani. L’aria e il sole mi avevano ridato le le forze. Non così fu per gli altri compagni: Corzetto e Brenna erano ridotti a mal partito; peggio di tutti il Rizieri Coppi, il quale dovette essere ricoverato in ospedale, ove rimase quaranta giorni (2). Secondo la testimonianza (unica però) di Carosini, agli esperimenti successivi prese parte anche il capitano di corvetta Carlo Scotti, comandante del Delfino, e il lavoro di Corzetto destò gli interessi del giovane Guglielmo Marconi, del senatore Mantegazza e del medesimo Pullino. Il 13 settembre 1896 Corzetto Vignot si immerse nuovamente per verificare le effettive condizioni della Sfera metidrica e l’impresa suscitò l’interesse dell’Unione Operaia del Golfo che pubblicizzava l’evento in una locandina e organizzava il trasporto al luogo dell’immersione in vaporetto dal porto di Lerici. Il biglietto costava 50 centesimi. Questa volta l’immersione, a circa 12 metri di profondità, avvenne regolarmente e la Sfera tornò in superficie. In realtà le cose non andavano bene: scarso l’interesse dei militari e i debiti cominciavano a pesare. Per destare l’interesse, Corzetto Vignot scrisse una relazione dal titolo: Sui primi esperimenti della Sfera metidrica, stampata dalla tipografia Sartori nel 1897. Nelle 16 pagine descriveva le caratteristiche principali della Sfera, accentuando l’aspetto bellico per suscitare l’interesse della regia Marina, descrivendola anche come sbarramento armato per lanciare siluri contro navi nemiche. Tra le varie osservazioni, degno di nota è l’ipotetico sistema di puntamento, reso possibile grazie alla capacità della Sfera di cogliere le onde sonore subucquee generate dalle eliche di altre navi, anticipando concetti che saranno sviluppati molti anni dopo (idrofoni): Così l’inventore dal piglio bellico: in pochi minuti (…) può essere sollevata, caricata e nascosta sopra una corazzata Italiana; la quale similmente in un istante la può rimettere in mare ove crede ed all’insaputa di chicchesia (…) due o tre abili siluristi metidrici possono di lì sentire l’avvicinarsi di una nave ben distante, ed, appena giudicatola a buon tiro, lanciarle contro il siluro (o più siluri parallelamente) dirigendo ad indizio del suono: e così, invece di una, disponendone a qualche intervallo parecchie, puossi stabilire una linea terribile, invisibile ed inespugnabile contro una squadra navale nemica.

Nel dicembre del 1896 depositò un altro brevetto dal titolo: Perfezionamenti pratici alla Sfera Metidrica. Fra le innovazioni di quello che sarebbe dovuto essere il modello II, c’era la chiusura del pozzetto inferiore di lavoro con un portello vetrato, e un tubo per mandare messaggi in superficie. Per fronteggiare le difficoltà economiche, Corzetto Vignot era tornato a lavorare nel campo dell’edilizia, come testimonia anche un’epigrafe murata su una casa di corso Cavour a La Spezia che riporta le seguenti parole: Per Lidia Martinolo costrusse Pietro Corzetto Vignot nell’anno MDCCCXCVII. La passione per il mare così forte, portò Corzetto Vignot ad impegnarsi nella costruzione di sei “botti metidriche” dopo aver stipulato con Tito Fabiani nel maggio 1899 un contratto societario per il recupero del relitto del vapore Luigi, affondato con il suo carico qualche mese prima a Portovenere. Fabiani avrebbe dovuto pagare 21 lire per ogni tonnellata portata in superficie, lasciando a Corzetto Vignot il carico della stiva. Questi si indebitò per 22.000 lire in cambiali per la costruzione delle sei unità di sollevamento. Dopo qualche mese però Fabiani decise di rompere il contratto acquistando le cambiali di Corzetto Vignot pretendendo l’immediato pagamento. Come era inevitabile, il canavesano non fu in grado di pagare e il 5 luglio 1900 il tribunale di Sarzana lo dichiarò fallito, ordinando il sequestro di tutti i suoi beni. Corzetto Vignot presentò opposizione al fallimento presso la Corte d’Appello di Genova che gli diede ragione, ordinando al tribunale di riesaminare la questione. Il 29 dicembre del 1902 il fallimento venne revocato ma solo nell’agosto del 1903 il canavesano rientrò in possesso dei suoi beni, Sfera metidrica compresa. Intanto il Fabiani aveva venduto il relitto del Luigi ad un’altra ditta che lo aveva recuperato e il nostro si trovò di fronte all’ennesima delusione e alla rovina economica. Fatta demolire la sua Sfera, nel 1908 tornò a Rueglio dedicandosi alla poesia e alla vita pubblica del piccolo centro. Si battè perché il suo paese diventasse sede di pretura, ricoprì la funzione onorifica di giudice conciliatore e nel 1911 diede alle stampe la seconda edizione di Stil Alpin, la sua famosa raccolta di poesie in piemontese, pubblicata una prima volta nel 1889. Nel settembre del 1912 la sua opera fu celebrata con un solenne banchetto in suo onore e fra le felicitazioni che giunsero ci furono quelle del poeta provenzale e premio Nobel per la letteratura Frederic Mistral, quelle del professor Arturo Graf e del poeta canavesano Guido Gozzano (3).

I tempi della Sfera metidrica erano un entusiasmante e insieme doloroso ricordo. Pietro Corzetto Vignot morì di polmonite il 21 settembre 1921, poche settimane prima di compiere settant’anni.

(1) Gazzetta del Popolo, 3-4 agosto 1896, Anno XXXXIX, n°215: «Spezia, 2 agosto, ore 20,40 – Rimasti in fondo al mare – Ieri sera, in prossimità di Lerici, l’ing. Corzetto, inventore, unitamente a due forestieri, esperimentava la Sfera metidrica (apparecchio contenente due o più persone, col quale si può scendere in fondo al mare). Alle ore 16, sceso alla profondità di nove metri, non ritornò a galla. Avvisate le autorità, l’ammiraglio Candiani mandò palombari e pontoni, intervenendo egli stesso. Dopo un assiduo lavoro, la Sfera ritornò a galla stamane alle 7. I rinchiusi furono salvati. Essi avevano più poca aria».

(2) Carlo Trabucco, Questo Verde Canavese, Torino, SEI, 1957, Vol. II, pag. 255 e seguenti.

(3)  Il Pensiero del Popolo, anno XVII, n° 39, Ivrea, 26 settembre 1912

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