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Rondissone piazza
Autorità e familiari all'inaugurazione della piazza

RONDISSONE. Inaugurata piazza Don Luigi Borgaro, il sacerdote di Chivasso

E’ stata inaugurata domenica mattina, al termine della santa messa officiata da don Gino Casardi, la piazza Don Luigi Borgaro, chivassese e parroco di Rondissone dal 1938 al 1970. In suo onore la comunità rondissonese ha voluto intitolare il piazzale all’ombra della torre campanaria. A scoprire la targa è stato il sindaco di Rondissone Franco Lomater. Erano presenti anche il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Pittaluga e altre autorità civili. Alla cerimonia, personalmente invitati dall’amministrazione comunale di Rondissone, hanno assistito anche tutti i familiari del canonico, che portano il cognome Borgaro, tutt’ora residenti a Betlemme, frazione che diede i Natali del sacerdote il 27 maggio del 1897. Don Luigi Borgaro morì il 25 settembre del 1985 presso il Seminario di Ivrea. Le esequie furono celebrate il giorno dopo, il 26 settembre, dall’allora Vescovo della Diocesi d’Ivrea, Monsignor Luigi Bettazzi. Don Luigi Borgaro fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1922.

Aveva curato, come vice parroco, le comunità di Feletto Canavese dal 1922 al 1926, di frazione Rodallo di Caluso dal 1926 al 1929 e di Pavone Canavese dal 1929 al 1932. Cappellano al noviziato delle Suore a Burolo dal 1932 al 1938, dal 13 maggio 1938 al 15 maggio 1970 fu infine alla guida della parrocchia dei Santi Vincenzo ed Anastasio a Rondissone, dove seppe essere promotore di numerose attività parrocchiali del paese. Fu anche membro vero della società, incoraggiando tra l’altro la fondazione della sezione Avis, di cui fu appunto donatore e fondatore benemerito. I suoi ultimi anni di vita, da quando lasciò Rondissone per trasferirsi a Ivrea, li trascorse nel seminario vescovile, di cui fu direttore e fino al 1984 canonico penitenziere (il confessore a nome del Vescovo). Tornò a Rondissone, per l’ultima volta in veste ufficiale, il 13 novembre del 1982 per festeggiare i suoi 60 anni di attività sacerdotale. I cittadini di Rondissone sono grati a lui per aver migliorato la Cantoria Parrocchiale, per aver organizzato l’oratorio per i giovani, mentre con l’aiuto delle Suore di San Vincenzo, che allora gestivano l’asilo, svolse un’intensa attività sia per la pastorale femminile e sia per l’educazione religiosa dei giovani organizzando lezioni di catechismo. Nell’immediato dopoguerra, grazie alla collaborazione dell’architetto Francesco Gallo, mise a punto il totale recupero architettonico ed edilizio della parrocchia. Di don Luigi Borgaro si ricorda la particolare devozione alla Vergine Maria, alla quale nel 1944 indirizzò il voto della comunità rondissonese affinchè il paese fosse risparmiato dalla violenta repressione che seguì il rapimento e l’assassinio del Prefetto di Torino, Raffaele Manganiello, al quale i partigiani locali, forse guidati dal comandante Battistino Capirone, tesero un’imboscata lungo l’autostrada Torino-Milano, proprio all’altezza di Rondissone. Il Prefetto Manganiello venne ucciso dopo il tentativo di estorcergli informazioni. In quegli anni la rappresaglia delle Brigate Nere, sostenute dalle milizie del Reich, fu terribile, e il timore per la vita e le abitazioni dei rondissonesi, minacciate di essere messe a ferro e fuoco se non fossero stati restituiti i corpi dei “repubblichini”, fu scongiurato dopo diversi giorni, facendo ritrovare i corpi davanti al Sagrato della Parrocchia.

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