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Palazzo Ducale Venezia
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ROMA. Weekend: Mostre; Da John Currin all’Ariosto

A Firenze i ritratti famigliari, allegorici, muliebri del grande John Currin per la prima volta in Italia, a Tivoli la fortuna artistica dell’immaginario dell’Ariosto e dell’Orlando furioso, di cui si celebrano i 500 anni dalla prima edizione: queste le mostre di maggior rilievo che si aprono nel week end. Che vede anche, a Venezia, un’importante rassegna dedicata all’istituzione del Ghetto, anch’esso fondato cinque secoli fa.

FIRENZE – Fino al 2 ottobre, il Museo Stefano Bardini ospita la prima mostra italiana dedicata a John Currin, tra i più apprezzati artisti contemporanei. Pittore sofisticato per tecnica e cultura visiva, Currin è conosciuto e apprezzato soprattutto per ritratti elegantissimi e scene anche lascive interpretate con un ironico, impudico realismo. Mai sgradevole o scontato, l’artista affronta infatti generi e stili diversi scegliendo e alternando temi e registri quali il ritratto, la natura morta, l’osceno e il triviale, il lirico e il sentimentale. In mostra sono presentati una serie di dipinti scelti dall’artista per costruire un dialogo con le straordinarie raccolte di pittura e scultura del museo che lo ospita. Si tratta di ritratti familiari (Rachel, sua moglie, i tre figli Francis, Hollis e Flora), di ritratti allegorici (Flora, The Penitent, The Lobster) e di ritratti muliebri (Bent Lady, Anna, Big Hands), di nudi femminili (Nude in a convex mirror), opere presentate per la prima volta in Italia e affiancate a Madonne donatelliane, bronzetti e porcellane, cornici intagliate, dipinti seicenteschi, sculture lignee medievali. Sono esposti anche alcuni disegni, a ben rappresentare la prodigiosa tecnica di Currin, affiancata con la ‘sprezzatura’ grafica di Tiepolo e Piazzetta.

TIVOLI (ROMA) -Celebra il cinquecentesimo anniversario della prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1516) la grande mostra allestita da oggi al 30 ottobre negli splendidi spazi di Villa d’Este. Intitolata ‘I voli dell’Ariosto.

L’Orlando Furioso e le Arti’, l’importante esposizione illustra la fortuna del celebre poema rinascimentale. Già i contemporanei giudicarono l’Ariosto un ”poeta che colorisce” e già a pochi decenni dalla morte veniva paragonato a Tiziano. È anche a causa della natura intrinsecamente figurativa dei suoi versi che l’Orlando furioso ha goduto, nei secoli, di una vasta fortuna visiva, che tra l’altro non si è ancora esaurita, come documenta il percorso espositivo che arriva fino al’900. Anche grazie a opere che attingono alle più varie tipologie e tecniche artistiche: dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, incisioni, medaglie, libri illustrati.

VENEZIA – Si apre il 17 giugno (e fino al 13 novembre) la grande mostra che a Palazzo Ducale celebra i 500 anni dell’istituzione del Getto di Venezia. Intitolata ‘Venezia. Gli Ebrei. L’Europa 1516-2016’, la rassegna allestisce capolavori che attraversano cinque secoli, e realizzati da maestri quali Giovanni Bellini, Carpaccio, Foraboschi, Hayez, Poletti, Balla, Wildt o Chagall. Presenti anche disegni architettonici d’epoca, volumi in rarissime edizioni originali, documenti d’archivio, oggetti liturgici e arredi, ricostruzioni multimediali che permettono di dar conto di una vicenda di lungo periodo, fatta di permeabilità, di relazioni e scambi culturali. L’ipotesi di partenza del progetto infatti è che la storia dell’istituzione del Ghetto a Venezia debba essere studiata nel quadro della più generale gestione da parte della Repubblica Veneta delle minoranze nazionali, etniche e religiose che vivevano nella città, capitale di una vera e propria ‘economia mondo’. Ma si tratta altresì di spiegare come queste relazioni si siano via via allargate a un ambito geografico molto vasto e siano continuate nel tempo, adattandosi ai cambiamenti politici, sociali e culturali. Cosmopolita al suo interno, ove vennero a convivere ebrei tedeschi e italiani, ebrei levantini, ponentini e portoghesi, il Ghetto di Venezia fu dunque una realtà fortemente in costante interazione con l’esterno e con la città lagunare, essa stessa straordinariamente multinazionale e multietnica, per convinzione o pragmatismo.

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