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ROMA. “Uranio nel midollo di un militare morto suicida”

Il 23 ottobre scorso aveva deciso di togliersi la vita. Oggi, nel suo midollo, viene ritrovato uranio impoverito. Una sostanza, sostengono i suoi familiari, che per anni lo ha consumato, facendolo cadere in una forte depressione e che sarebbe stata la causa del suo gesto estremo. Sulla vicenda indagano i magistrati della procura di Torino, che vogliono vederci chiaro su come e perché quell’alpino, caporal maggiore scelto di 40 anni, sarebbe entrato in contatto con l’uranio impoverito.
La presenza della sostanza nell’organismo del soldato, afferma l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell’Osservatorio Militare, è emersa dalle analisi svolte nell’ambito di un procedimento amministrativo i cui risultati sono arrivati un mese fa.
Intanto dalla Difesa si sta lavorando al disegno di legge, annunciato nei giorni scorsi dal ministro Elisabetta Trenta, per tutelare “i diritti dei militari che si sono ammalati servendo il loro Paese”. Il testo dovrebbe essere pronto entro l’autunno.
Una svolta, come la definisce l’Osservatorio Militare, nel riconoscimento del collegamento tra la malattia ed il lavoro svolto dai soldati italiani.
Sarebbero oltre 7.500, ad oggi, i militari malati ed oltre 366 i morti a causa di tumori. “Sono stime in difetto, riceviamo segnalazioni quotidianamente – spiega il presidente dell’Osservatorio Militare, Domenico Leggiero -. Molto spesso non siamo in grado di denunciare perché sono gli stessi militari a non volerlo fare. Sono intimoriti, hanno paura. Molti di loro hanno avuto l’ordine di non segnalare la loro situazione alla Difesa. Diventa difficile dire ad oggi dove i militari si siano ammalati, proprio perché in passato c’è stata molta omertà al riguardo. Abbiamo necessità di trasformare l’ostruzionismo e la negazione dell’Amministrazione Militare in una sinergia per fare prevenzione, studio e offrire tutela ai nostri uomini che continuano ad operare sugli scacchieri internazionali. C’è rabbia, perché se 20 anni fa fosse prevalso il buonsenso oggi non avremmo 7.500 persone malate”.
Intanto, come detto, a muoversi è anche il governo. A conclusione del tavolo tecnico con l’Ispettorato Generale della Sanità Militare, il ministro Trenta ha dato indicazioni all’ufficio legislativo per preparare un disegno di legge da portare in parlamento. Un testo che prima sarà condiviso con le varie realtà, associazioni e militari ma che si annuncia già innovativo. “Non sarà più il militare a dover dimostrare che si sia ammalato al servizio del Paese – ha spiegato qualche giorno fa la Trenta – ma sarà la difesa a dover dimostrare che la malattia non sia collegata al servizio reso”.

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