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ROMA. Università: per didattica migliore 9 su 10 parlano inglese

Pubblicata una delle annuali classifiche delle migliori università d’Europa elaborata da Times Higher Education, periodico britannico specializzato sul mondo degli atenei. Stavolta il parametro di riferimento è la qualità dell’insegnamento. Quali saranno le ‘accademie’ del Vecchio Continente con il modello d’apprendimento più efficace? A dirlo è una analisi effettuata dal sito Skuola.net. Ai vertici si trovano i due storici atenei britannici di Oxford e Cambridge (rispettivamente prima e seconda). Seguiti, al terzo posto, dalla Sorbona di Parigi. Medaglia di legno (quarta posizione) per l’università di Warwick. Quinta posizione per la Ucl di Londra. A seguire: l’università di Bristol (6° posto), quella di Manchester (7° posto), quella di Navarra (all’8° posto).
Chiudono la top10 altri due atenei inglesi: Newcastle e York, appaiati al nono posto. Le prime dieci posizioni, dunque, sono quasi un monopolio di strutture anglofone; unica eccezione la ‘spagnola’ Universidad de Navarra.
* In Italia la performance migliore è di Trento Passando ad analizzare il quadro italiano, la prima istituzione ad apparire in classifica è l’Università di Trento, che si colloca al 36esimo posto. Seconda tra le italiane l’Università di Padova, al 46esimo posto. Sul podio, tra gli atenei del nostro Paese, c’è invece il Politecnico di Milano, situato tra la 51esima e la 75esima posizione.
* Università Politecnica della Marche: è la rivelazione La grande novità è l’università Politecnica delle Marche, che si piazza per la prima volta tra le prime cento in Europa. L’ateneo con sede ad Ancona entra nelle nella top 100 europea al 76° posto. Al quinto per quel che riguarda l’Italia (dopo Trento, Padova, Politecnico di Milano e Siena).
Fuori classifica Sapienza di Roma e Federico II di Napoli Fuori dalle prime cento, ma comunque in classifica, ci sono anche la Cattolica di Milano, l’università di Genova, la Statale di Milano, l’università di Pavia, il Politecnico di Torino, la statale di Torino, l’università di Udine, quelle di Ferrara, di Firenze, di Parma, di Bergamo, di Brescia, Roma Tre, Salerno, quella di Viterbo e la ‘Carlo Bo’ di Urbino (tutte entro la posizione n.200).
Fuori dalle duecento, ma ugualmente in lista, il Politecnico di Bari e le università di Cagliari, quella della Calabria e quella del Salento. Addirittura fuori dalla classifica del Times Higher Education sia la Sapienza di Roma che l’università Federico II di Napoli. Un’assenza che fa sicuramente scalpore.
A differenza delle altre classifiche, quella pubblicata dal Times higher education si differenzia perché si basa sulle interviste fatte agli studenti (oltre 30mila in Europa).
L’altra metà del punteggio è calcolata, invece, sulla base di alcuni indicatori quantitativi che misurano la qualità delle risorse a disposizione delle università in termini di didattica e produttività scientifica (numero di articoli pubblicati e di citazioni), regolarità degli studi (percentuale di studenti che conseguono il titolo nei tempi previsti) e inclusività (equa distribuzione di genere nelle componenti studentesca e accademica).

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