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ROMA. Turismo: 100 case 100 idee, host alle primarie ospitalità

Più di 2000 iscritti e 100 tavoli di confronto in altrettante località. Tutti insieme per scrivere il ‘programma’ del turismo in casa e proporre un patto per la sostenibilità alla politica. È 100 case 100 idee, primo grande evento partecipativo diffuso che dalle grandi mete come Milano e Roma, passando per borghi e provincie, fino a paesini piccoli come Bubbio, in Piemonte, 800 anime appena, ha riunito oggi per la prima volta il popolo degli host di Airbnb, coloro, cioè, che hanno scelto di aprire le porte della propria casa a turisti e viaggiatori. “C’è chi, come noi, è riunito in grandi sale, ma anche chi si ritrova nel salotto di casa”, spiega all’ANSA Marzia Midulla, architetto, oggi tra gli host organizzatori dell’evento a Roma. “Io ho cominciato aprendo la mia casa per pagare il mutuo. Ora ho una società che gestisce una trentina di appartamenti”, racconta insieme a Francesca Valenza, host pugliese, da 18 anni nella capitale, anche lei nel team degli organizzatori. “Il fenomeno è molto cresciuto – dicono – Qualcuno ha ancora qualche pregiudizio, ma siamo i primi ambasciatori delle bellezze delle nostre città. Importantissimo, poi, è l’indotto che i nostri ospiti lasciano nei negozi, al supermercato, nei bar, nei servizi intorno alle nostre case, che non per forza sono in pieno centro o al Colosseo”. E a guardare i numeri il fenomeno del turismo in casa è ormai diffusissimo in Italia. Solo su Airbnb si contano circa 200mila host registrati e 450mila annunci. Negli ultimi 12 mesi sono stati 11 milioni i viaggiatori che da tutto il mondo hanno soggiornato in Italia grazie alla piattaforma (+19%), con una permanenza media di 3,6 giorni. E nel 2018 hanno lasciato sul territorio 5,4 miliardi di euro. Centrali in quelle che oggi sono state ribattezzate le “primarie dell’ospitalità” sono il proprio diritto alla rappresentanza e a diventare un interlocutore stabile di governo e amministrazioni pubbliche. Ma anche temi come il rispetto dell’ambiente, pagamenti digitali, il “si” all’adozione di un codice identificativo unico per la ricettività anti-abusivi, come previsto dalla normativa, unito però a una svolta in tema di semplificazione delle regole. “Un evento partecipativo grande e diffuso come questo non credo si sia mai visto nel nostro Paese – commenta Giacomo Trovato, Country Manager di Airbnb Italia – Solo in Italia, negli ultimi 3 anni i pernottamenti di turisti internazionali sono cresciuti di 24 milioni: se è stato possibile sostenere questa crescita, è anche grazie al turismo in casa”. E girando ai tavoli, oltre a discussioni e proposte si intrecciano anche le storie. Come quella di Alessandro Coco, 33 anni, una laurea in Legge. “Ho capito presto che non era il tempo per quella professione – racconta – Per fortuna c’era una casa di famiglia e da quattro anni l’host è il mio lavoro. È una grande occasione per chi ha la mia età e vuole reinventarsi”. Al suo fianco, Daniela Mori, che grazie ai turisti oggi può “sostenere la mamma in una casa di riposo e garantirle una vecchiaia dignitosa. Con la sua pensione – ammette – non ci saremmo mai arrivati”. E poi ancora, Marino De Rosa, medico ospedaliero, che ha colto “l’occasione per conoscere persone da tutto il mondo”. Livia Mammarella, che da quando è host ha scoperto “anche un nuovo modo di viaggiare con tutta la famiglia”. Il programma frutto dei lavori della giornata, che ha visto anche la partecipazione di numerosi assessori, diventerà ora la base per un Manifesto per il Governo che fisserà i principi dell’impegno della community per un’ospitalità in casa responsabile, e proposte concrete per le singole città, da rivolgere alle istituzioni locali, regionali o nazionali.

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