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Sergio Chiamparino
Sergio Chiamparino

ROMA. Riforme: Chiamparino, “si impone revisione Regioni”

Le Regioni vogliono dire la loro sul processo di riforma costituzionale all’ordine del giorno del Parlamento e che va verso la creazione del Senato federale.
Chiedono che si ritorni al testo uscito dal Senato, e per la prima volta chiedono ufficialmente che si rimetta mano al ruolo delle Regioni, come da tempo va sostenendo il vicepresidente della Conferenza delle Regioni e governatore in Campania, Stefano Caldoro.
“Si sta cambiando il Titolo V della Costituzione e superando il bicameralismo: crediamo sia importante non perdere questo treno ad alta velocità. E’ il momento di affrontare il tema del ruolo delle Regioni anche mettendo in campo strumenti, che già esistono, come l’art.132, di autoriforma”, ha detto oggi il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Sergio Chiamparino, al termine della seduta straordinaria odierna, augurandosi che, sul tema, che ci sia presto un incontro con il premier Renzi e con il Governo. L’idea dei governatori, ha spiegato Chiamparino, è di presentare una proposta di riordino dell’assetto delle Regioni: “dopo 44 anni, una revisione si impone. Io sono favorevole ad avviare un processo di aggregazione, in modo non illuministico, su compiti e materie che possano essere messe in comune”.
Per Caldoro, “c’è una chiara volontà delle Regioni di essere protagoniste del processo di riforma che le riguarda e che non può essere gestito dall’alto, come architetti”. Il governatore è apparso soddisfatto per il fatto che il tema dell’autoriforma delle Regioni sia stato affrontato anche dal presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino. “Credo sia un passo avanti parlare di autoriforma delle Regioni prevista anche dall’articolo 132 – ha aggiunto Caldoro – è un processo che va avviato dal basso, utilizzando l’articolo 132, che prevede appunto poteri sostituitivi. Noi siamo pronti”. Non vede l’utilità di porre il tema, invece, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni. “La macroregione si sta facendo da noi, la macroregione alpina è una realtà a livello europeo, che prenderà vita quest’anno”, spiega. “Per me è un tema superato, nemmeno da riforma costituzionale”, conclude Maroni.
Lo stesso Governo avrebbe mostrato un’apertura al dialogo anche nel corso dell’incontro tra i presidenti delle Regioni e il ministro Boschi sulle riforme, preoccupato, però, che il tema possa allungare i tempi dell’approvazione del nuovo Titolo V.
“Dal ministro Boschi – ha riferito Caldoro – c’è stata una apertura a discutere del processo aggregativo delle Regioni e del percorso delle macroaree. Il Governo è preoccupato, e noi concordiamo, che questa cosa in più possa decelerare il processo delle riforme. In effetti ogni processo dall’alto creerebbe un blocco e a maggior ragione per questo, il processo può partire dal basso senza creare intoppi”.
Rimane invece aperta la questione delle politiche del lavoro, che il Governo vorrebbe centralizzare e le Regioni vorrebbero mantenere di propria competenza. “Non siamo soddisfatti dell’esito dell’incontro con il ministro Boschi – ha riferito Maroni -: il Governo ha fatto l’errore di trasferire, nel testo in discussione alla Camera, le politiche attive del lavoro al livello centrale. In Lombardia, con le iniziative assunte, si prevede, tra gennaio e marzo, un aumento dei posti di lavoro di 10 mila unità. La ministra Boschi ha preso atto della posizione delle Regioni, ma non mi sembra ci sia la volontà di cambiare la norma”.

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Blogger: Fabio Mina

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