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Sergio Mattarella
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ROMA. Richiamo di Mattarella, su salute donne profonde differenze

Sulla salute delle donne c’è ”un profondo divario da colmare”. Il richiamo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunge proprio in occasione della prima Giornata nazionale sulla salute della donna, (promossa dal ministero della Salute su richiesta del comitato Atena Donna, costola                 della fondazione presieduta dal neurochirurgo Giulio Maira), che focalizza l’attenzione sulla strada ancora da fare.

Il primo passo è però che le donne stesse siano più consapevoli della necessità di curarsi e fare prevenzione, ha affermato il ministro Beatrice Lorenzin, che ha presentato un Manifesto con dieci priorità, una sorta di ‘canovaccio’ per le iniziative dei prossimi 5 anni.

Chiaro l’allerta del Capo dello Stato: ”Le donne pur essendo più longeve degli uomini, trascorrono un minor numero di anni in buona salute; ciò significa che, nonostante gli sforzi già compiuti a livello nazionale e internazionale per migliorare l’approccio terapeutico e l’incidenza di fattori di rischio, è ancora profondo il divario da colmare”, ha detto, sottolineando anche che ”la salute è un diritto fondamentale di ogni persona e deve essere garantito attraverso cure appropriate e accessibili a tutti” e con un orientamento ”verso una crescente personalizzazione delle cure”. Il punto, ha evidenziato Lorenzin, è che ”è necessario comunicare e far capire che le donne sono diverse biologicamente e per questo ci stiamo battendo per la medicina di genere e per avere più test ad hoc per la sperimentazione dei farmaci”. Il fatto, ha proseguito, è che “in questi anni c’è stata principalmente una medicina al maschile fatta sulle donne, ma gli studi ci dicono appunto che siamo profondamente diversi”. Dal ministro, quindi, pochi ma fondamentali consigli per una buona salute: “Facciamo gli screening, adottiamo corretti stili di vita mangiando bene, non fumando e non utilizzando alcol, facciamo attività fisica”. Un vero e proprio allerta è invece quello legato al nuovo aumento della malattie sessualmente trasmissibili: “E’ fondamentale – ha avvertito – che le donne si proteggano di più; nell’ultimo periodo si è ad esempio visto un aumento dei casi di Aids, anche e soprattutto tra le giovani, così come di altre malattie come sifilide e gonorrea”. Tanto c’è dunque da fare: per questo dieci tavoli tematici di esperti hanno prodotto proposte concrete, mentre una sorta di road map per i prossimi 5 anni è stata tracciata nel ‘Manifesto per la salute femminile’ lanciato e firmato oggi dallo stesso ministro e che rappresenta la base su cui costruire le prossime iniziative. Dieci le priorità individuate: incentivare la medicina di genere; accrescere la consapevolezza delle donne; tutelare la salute sessuale e riproduttiva; rendere disponibile un’alimentazione sana; accesso a strumenti per prevenire i tumori femminili; tutelare la salute mentale della donna con attenzione ai disturbi del comportamento alimentare; prevenire la violenza sulle donne con una speciale attenzione alle donne migranti; tutelare la salute della donna lavoratrice; garantire sicurezza della cosmesi e della medicina e chirurgia estetiche; varare strategie per favorire l’invecchiamento sano. E per ciascuna delle linee direttrici individuate, è l’impegno del ministero della Salute, saranno avviate ”una serie di iniziative”, a partire da quelle suggerite dai tavoli tecnici. 

A dimostrare quanta strada ci sia ancora da fare per garantire il pieno diritto alla salute ‘al femminile’, basta un dato su tutti: ”le donne sono ancora le più discriminate nei reparti ospedalieri”. La denuncia arriva dal presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, e si basa sui dati di uno studio di 15 anni fa, ma da allora, ha detto, ”la mia percezione è che le cose siano cambiate molto poco”.

”Nei nostri reparti ospedalieri, la mia percezione è che le donne siano ancora la categoria più discriminata – ha affermato Ricciardi in occasione della manifestazione per la Giornata nazionale sulla salute della donna -. Quindici anni fa è stato fatto uno studio internazionale, che vedeva partecipe l’Università Cattolica, sull’attuazione degli interventi cardiovascolari in Italia e Gran Bretagna, dal bypass agli interventi di cuore. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato come gli inglesi discriminassero in base all’età del paziente di fronte alla decisione di effettuare o meno l’intervento, mentre in Italia emergeva una disparità in base al sesso”. Lo studio, ha precisato il presidente dell’Iss, “risale a 15 anni fa e da allora non sono stati portati avanti altri studi del genere, ma la mia percezione è che le cose non siano cambiate e che le donne italiane, e soprattutto quelle del Sud, vivano ancora questo svantaggio in termini di cure”. Dunque, ha avvertito, “tutti i dati ci inducono a dire che varrebbe la pena oggi di indagare meglio su questo fenomeno”.

Un quadro preoccupante al quale si affianca però una buona notizia, segno di una iniziale ma fondamentale inversione di tendenza: ”Ci sono oggi nel mondo 850 farmaci in sviluppo per il genere femminile che stanno seguendo un iter differenziato e ‘tarato’ sulle donne”, ha sottolineato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Si tratta di farmaci in sviluppo tarati sulle donne, ha precisato, e che “non riguardano solo le malattie tipiche femminili, ma varie aree. Una delle aree dove ad esempio sono in arrivo maggiori farmaci ‘al femminile’ è quella delle malattie respiratorie, e si tratta di farmaci testati specificamente su donne”. Oggi, dunque, “si è preso coscienza del fatto che le donne non sono ‘uomini al femminile”’ e questa, ha concluso, è ”una inversione di tendenza veramente fondamentale”.

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Blogger: Fabio Mina

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