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ROMA. Rai: Borioni, “una donna nel cda Rai”

”Ma che profilo politico…io sono un tecnico, sbotta Rita Borioni, storica dell’arte, 50 anni a settembre, l’unica donna nel Consiglio di amministrazione della Rai –  la nomina è stata come un acquazzone estivo – dice – non sapevo nulla, sono entusiasta”. E sul suo profilo Facebook scrive che il suo riferimento è ”Enzo Siciliano, un grande intellettuale e un grande presidente del servizio pubblico”. Lei però i talk show dice di guardarli, anche se poi rivela la passione per True detective e Downtown Abbey, che Rai non sono.

Romana, laureata in Storia comparata dell’arte dei paesi europei, con una tesi su come ”i modelli della città ideale italiana sono stati portati in Danimarca nel 1700. Molto di nicchia, lo ammetto, ma molto interessante. Un po’ come tutto il mio lavoro”, spiega. Vari impegni universitari (a Siena, ”con il rammarico di non aver finito il dottorato di ricerca”, poi a Romatre e all’Università della Calabria, ”sempre occupandomi di legislazione e tutela dei beni culturali, la mia passione, un’esperienza meravigliosa”. Poi la politica, ricoprendo anche l’incarico di ”vice responsabile cultura del Pd, ma sono stata chiamata portando il curriculum”. Insomma una studiosa, ricercatrice, donna che ama la cultura e la vuole portare a Viale Mazzini: ”un lavoro da tecnico, non da politico. Ma in Cda non sono l’unica con questo profilo, ci sono grandi professionalità”. ”Credo che la Rai di oggi – spiega Borioni – abbia grandissime potenzialità, dovrebbe aiutare il nostro paese a raccontarsi, piuttosto che essere rappresentato dagli altri.

Penso al tema della documentaristica, sarebbe bello recuperare in Rai la tradizione del documentarismo, trascurata e dimenticata. Ci sono tantissime professionalità straordinarie, giovani dai 20 ai 50 anni, per i quali la tv può essere uno straordinario mezzo di industria culturale. E’ stata troppo a lungo interpretata male l’idea di cultura di massa, non è una diminutio, ma bisogna saperla fare, pensare a tanti pubblici diversi, alle diverse capacità di decodificazione. La Rai in parte già lo fa ma lo fa troppo sul digitale, è un canale in cui bisogna andarci e percorrerlo. Non credo che i canali digitali debbano servire a liberarsi del problema della cultura che va affrontato in modo più plurale possibile”.

Ma che guarda Rita Borioni in tv? ”Vedo la tv generalista, i talk show politici, programmi culturali e le serie televisive straniere che sono migliori del cinema. Qualche esempio? True detective, che ha una capacità di racconto incredibile, o Downtown Abbey, racconto di epoche straordinario”. Ma non sono Rai….” E’ vero, certo, la Rai ha una tradizione straordinaria nello sceneggiato che poi nella fiction si è un po’ persa. Penso a opere come Il segno del comando, una cosa fantastica, era nazional popolare nella concezione migliore del concetto. Per quell’epoca è stato una cosa incredibile. Ora si può tornare a fare di più, pensare al pubblico da riconquistare. Penso che si possa fare. Queste sono ovviamente le riflessioni di uno spettatore esterno, ma la Rai ha ancora grandissime professionalità”.

Come si trova in questo Cda, unica donna? ”Ho visto i nomi, Freccero, Siddi, gli altri, grandi professionisti. Quello che mi auguro e spero è che sia un cda che lavori facendo attenzione ai punti di contatto piuttosto che di divergenza. Sono convinta che tutti vogliono lavorare per far recuperare punti alla Rai. Sono convinta che si potrà fare un ottimo lavoro”.

E dell’ipotesi di indicazione di Campo Dall’Orto? ”Non so nulla su questo, ne so quanto voi, è una persona con una formazione diversa dalla mia, ma Mtv è stata una grande innovazione. Sa di prodotto, è un innovatore, una persona capace”.

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Blogger: Fabio Mina

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