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Condanna

ROMA. Prescritta violenza bimba: Garante infanzia, certezza diritto

“Le gravissime violazioni dell’infanzia devono avere la priorità, con corsie preferenziali nella celebrazione dei processi, a tutela della salute fisica e psichica delle persone di minore età che ne sono vittime. Il trascorrere del tempo non deve vincere sulla giustizia”. Lo dichiara l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, sul caso dell’uomo condannato in primo grado per abusi sessuali su una bambina di 7 anni e prosciolto in appello per intervenuta prescrizione, dopo un procedimento lungo 20 anni.

“È necessario – sostiene Albano – che vi sia certezza del diritto in tempi rapidi, perché si possa chiudere con il passato doloroso, poterlo elaborare e vivere il presente affrontando il futuro. Questo è vero sempre, ma soprattutto quando si tratta di bambini, che hanno il diritto di costruire con fiducia la loro vita”.

In relazione alla storia di Alessandria, secondo Albano “si può parlare di tante cose: di prescrizione irragionevole, di cronica carenza di organico degli uffici giudiziari, di eccessivo numero delle pendenze, di macchina della giustizia costretta a lavorare a vuoto per celebrare processi prossimi alla prescrizione, di arretrato permanente. La verità è che il processo celebrato a Torino è stato una seconda condanna per la vittima – bambina, nel frattempo diventata adulta”. 

“Quanto accaduto a Torino, dove è intervenuta la prescrizione per un uomo accusato e condannato in primo grado per molestie sessuali su una bambina, è umanamente e socialmente inaccettabile. Un sistema giudiziario che non riesce ad accertare compiutamente le responsabilità su un caso così grave, infatti, pone questioni molto serie”. Lo dichiara la deputata e leader di Forza Italia Giovani Annagrazia Calabria.

“Non possono volerci vent’anni per un processo, e nove soltanto per fissare l’Appello. Evidentemente siamo di fronte ad un cortocircuito di problemi ben noti, come il sovraccarico di procedimenti, la carenza di personale e le lentezze giudiziarie, a cui si sommano negligenze che saranno gli ispettori del Ministero ad accertare. Il risultato di tutto questo è una richiesta di giustizia rimasta senza risposta, un fallimento dello Stato”, conclude.

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