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ROMA. Pd: Martina, “oggi nasce il Partito del Paese, basta dividerci”

“Ci ritroviamo al Lingotto per un Pd capace di guardare al futuro. Per un partito delle nuove generazioni, che offra una prospettiva forte al Paese. Anzi, il partito del Paese, che si assume la responsabilità della sua funzione nazionale”. Lo afferma a Repubblica, Maurizio Martina, che corre come numero due di Renzi per la conquista della segreteria dem. “L’alternativa popolare ai populisti – spiega – . Tremila persone, tre giorni di lavori. Con due parole d’ordine: profondità – andando a fondo alle questioni più delicate – e apertura, nel senso di ascolto e coinvolgimento.

Così costruiamo la nostra proposta congressuale: non sarà solo una candidatura, ma un progetto collettivo dal basso. Uno di quei casi in cui il metodo è merito”. “La vocazione dei cinquestelle – osserva quindi Martina – è solo distruttiva. Noi invece vogliamo costruire. Crediamo ancora nella democrazia dell’alternanza, abbiamo questa aspirazione maggioritaria e la rilanceremo. Anzi, siamo preoccupati per una deriva iperproporzionale che rischia di far male al Paese. Faremo di tutto per cambiare la legge elettorale, insistendo sul Mattarellum”. Sugli ex Ds di Bersani e D’Alema, Martina afferma: “A noi interessa il progetto per l’Italia.

La scissione è stato un grave errore. Se guardo alle città, il modello naturale e vincente è quello di Milano, dove abbiamo lavorato benissimo con Pisapia”. Dunque senza Ncd? “Noi lavoriamo al centrosinistra”. Su Luca Lotti, Marti aggiunge:”Deve rimanere al suo posto. Sono fiducioso che tutto si chiarisca”.

“Mi viene da ridere quando mi accusano di aver messo su un sistema. Ridicolo. Sui cambiamenti non abbiamo osato troppo, ma troppo poco. Dagli 80euro in poi abbiamo fatto tante cose. L’interrogativo ora riguarda il ruolo di una grande forza di centrosinistra di fronte alla protesta dilagante”. Lo afferma alla Stampa, Matteo Renzi, che sugli altri due candidati alla segreteria                 del Pd, spiega: “Non mi spaventa la sfida con Orlando ed Emiliano”. “La verità – sottolinea quindi Renzi – è che noi del Giglio magico siamo fuori dai consolidati blocchi.Può non piacere, dovranno farci l’abitudine”, ” siamo lontani dalla Roma politico-burocratica”.

L’ex premier si dice quindi “sereno” sul ruolo del padre e “su quello del generale Del Sette e del ministro Lotti”. “Quattro o cinque toscani quarantenni -osserva ancora – : questo sarebbe il mio sistema                 di potere? In un Paese che ha vissuto per 20 anni il conflitto d’interessi di Berlusconi”. Su Prodi e Letta, che sembrano intenzionati a sostenere la candidatura di Orlando, Renzi avverte: “Non tiriamo la giacchetta al Professore.

Aspettiamo e poi commenteremo”.

“Chiamparino ha ragione – osserva poi l’ex premier -: noi dobbiamo fare squadra, molto più di prima. Dobbiamo allargare il gruppo dirigente e io credo che il ticket con Martina sia già un segnale in questo senso. Poi dobbiamo definire la nostra posizione rispetto al governo: cioè le priorità che crediamo debbano essere perseguite. E tornare a occuparci del partito, dei circoli, delle feste, della comunicazione, dell’organizzazione. Ma prima di tutto -sottolinea -, ovviamente, della missione e del profilo del Pd che vogliamo”.

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