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ROMA. Pasticcio ecotassa, è duello Lega-5S

Ecotassa sì, ecotassa no. Ancora una volta
Lega e M5S si trovano su due fronti diversi e stavolta l’oggetto del
contendere è il “bonus malus” inserito nella manovra per incentivare
la diffusione delle auto a basse emissioni, ‘punendo’ allo stesso
tempo con un aggravio quelle inquinanti. Una vera e propria tassa,
inserita da un governo che di aumenti della pressione fiscale non ha
mai voluto sentire parlare.
Al di là dell’aggravio in sé, il problema vero sembra però essere un
altro. In base alla norma così come approvata in commissione Bilancio
della Camera, frutto di un blitz del Movimento 5 Stelle pienamente
sostenuto dal ministero dello Sviluppo economico, nel gruppo delle
vetture considerate dannose per l’ambiente, e quindi da tassare,
rientrano non solo le auto di grossa cilindrata, ma anche una serie
di utilitarie a prezzo più o meno basso, diffusissime in Italia, come
la Panda o la Clio. Un pasticcio che, secondo alcuni, rischia di
penalizzare anche gli automobilisti meno danarosi, oltre che di
mandare definitivamente a gambe all’aria un mercato già in difficoltà
con quelle che il Csp stima 100.000 immatricolazioni in meno, e che
per questo ha fatto insorgere all’unisono costruttori e consumatori.
Dagli industriali ai sindacati, dal Pd a FdI e FI che con Simone
Baldelli ha agitato un gilet giallo fuori da Montecitorio, la
protesta è montata in modo incalzante, diffusa a tutti i settori più
o meno limitrofi all’automotive, tanto da costringere il governo a
fare marcia indietro, annunciando correzioni nella seconda lettura
della legge di bilancio al Senato.
Così, se fino a ieri il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio
rivendicava con orgoglio il “bonus malus” dedicato alla green
economy, oggi dalla definizione scelta dal vicepremier è scomparsa la
parola malus: “L’ecotassa è dentro la legge di bilancio al momento ed
è un bonus per le auto elettriche e a metano e le ibride. Non c’è
nessuna tassa alle auto, – ha insistito Di Maio – è un bonus per chi
acquista auto che non inquinano”. Una marcia indietro condivisa fino
a un certo punto dal sottosegretario all’Economia, Laura Castelli che
ha chiamato in causa il contratto: “La volontà del governo è quella
di tenerla. – ha detto parlando della tassa – Sta nel contratto di
governo”. Guardando effettivamente alle pagine sottoscritte dai due
azionisti dell’esecutivo dedicate alla mobilità, la parola tassa non
compare mai, ma la regola del “chi inquina paga” viene esplicitamente
citata. E rivendicata anche dal ministro dell’Ambiente, anche lui
cinquestelle, Sergio Costa: “chi non intende allinearsi alla
salvaguardia del Pianeta, deve essere sfavorito”, ha spiegato.
La Lega, che ha raccolto le proteste sia a livello nazionale che
locale, per esempio di molti concessionari del Nord, non ha però
intenzione di lasciar correre. Matteo Salvini è stato il più
drastico: “con me, con il sostegno della Lega, l’ecotassa non passerà
mai”.
A mediare, come sempre, è quindi intervenuto il presidente del
Consiglio, Giuseppe Conte, che ha invocato “un supplemento di
riflessione”, rinviando la spinosa questione “ai prossimi giorni”.
“C’è ancora il passaggio Senato – ha specificato – e c’è tempo per
emendamenti”.

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