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ROMA. Pasqua: -11% al ristorante ma chi ci va sceglie la cucina locale

La Pasqua ”bassa” nel calendario, la crisi, e le previsioni meteo con probabilità di sole ridotte al lumicino non spingono le prenotazioni al ristorante nelle festività pasquali. E la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, stima un calo dell’11% della clientela per Pasqua, con previsioni ancora più grigie per Pasquetta: -15%. Non sembrano tuttavia diminuire le presenze straniere; la flessione è data essenzialmente dagli italiani che restano a casa. Gli operatori aspettano circa 6,4 milioni di clienti seduti a tavola, per una spesa totale di 264 milioni di euro. Ma il fronte dei 500 piccoli e medi intervistati dalla Fipe appare spaccato: per il 32% le prenotazioni saranno inferiori al 2014, mentre un 13% si mostra più ottimista. ”Sono tre le ragioni del calo di clienti atteso per le prossime festività – spiega il presidente Fipe Lino Stoppani – e sono il calendario,in un periodo non spiccatamente primaverile, il meteo con previsioni di tempo instabile e la crisi, con dati che registriamo ancora al ribasso nonostante il clima di fiducia di questi giorni”. ”Si sente parlare di ripartenza, di luce in fondo al tunnel: purtroppo questo clima di fiducia non sembra avere ripercussioni positive nel settore della ristorazione. Gli italiani che festeggeranno fuori casa le prossime festività saranno assai meno dello scorso anno” commenta Luciano Sbraga, direttore del Centro Studi Fipe. Per chi sceglie la Pasqua fuori casa, si impone quest’anno la formula ”tutto compreso”.

Prevale per praticità e risparmio il menu fisso (scelto dal 59,4%), ad un prezzo medio di 45 euro in lieve aumento sul 2014 per due punti percentuali. A Pasquetta un ristorante su quattro propone listini all inclusive, ad un prezzo medio di 37 euro (+0,7% rispetto a 2014). Per gli avventori sarà inoltre la prima Pasqua con chiare indicazioni degli allergeni nel menu, o nelle lavagne esposte, oppure nel registro degli ingredienti consultabile in sala. Agnello e capretto i piatti preferiti, nonostante le campagne animaliste. Per quanto riguarda i dolci le proposte più gettonate sono i classici come la pastiera napoletana, la pupa molisana, seadas sarde, struffoli e salame di cioccolato. “Queste sono feste della tradizione, e ogni territorio sa offrire tipicità – conclude Stoppani – al passo con i tempi, anche per le esigenze di celiaci e persone con intolleranze.                 In linea con le ordinazioni che vedranno prevalere (65,8%) piatti della tradizione mentre la cucina internazionale sarà scelta solo da un risicato 6,15 dei clienti”.

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