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ROMA. Mondadori e Rizzoli-Rcs non andranno alla Fiera del libro di Francoforte

“Quest’anno alla Buchmesse, la storica Fiera del Libro di Francoforte e la più importante del mondo, due grandi editori italiani, la Mondadori e Rizzoli Rcs non ci saranno per la prima volta”: mentre apre il Salone del libro di Torino lo rivela Mario Andreose, una delle figure più significative della nostra editoria, ex direttore editoriale del gruppo Fabbri, dove ha dato una precisa impronta alla Bompiani, e oggi direttore letterario della Rcs Libri, presentando a Roma il suo volume di ricordi di lavoro e incontri di una vita: ‘Uomini e libri’ (Bompiani, pp. 264 – 11,00 euro).

Naturalmente una simile decisione fa rumore perché capita nello stesso momento in cui si sta per avviare l’annunciata fusione tra quei due gruppi editoriali, i più grandi del nostro paese, che metterebbe assieme, oltre a Mondadori e Rizzoli molte altri marchi editoriali, dalla Bompiani e l’Adelphi alla Einaudi e la Piemme o la Marsilio e altre ancora, sino a raggiungere circa il 40% del mercato italiano. Pur essendo l’editoria d’attualità, con l’apertura del Salone del libro di Torino, nessuno ne parla: “Accade per ragioni rituali – dice oggi Andreose all’ANSA -, perché la Mondadori non ha ancora fatto ufficialmente la sua offerta, che dovrebbe arrivare entro il 29 maggio. E solo allora la Rcs dovrà dichiarare se l’accetta”, spiega Andreose, e poi perché comunque pare ormai la cosa si debba fare e non ci siano alternative, almeno stando alle decisioni degli azionisti di maggioranza della Rcs che da tempo dichiarano i libri non siano un loro core business, mentre c’erano soci di minoranza come Cairo che proponevano di salvarli, risanando e tagliando. A tutto questo si aggiunge che poi l’ultima parola spetterà all’Antitrust, quando ci sarà un contratto firmato. Questo sapendo che nel resto d’Europa nessun gruppo supera più o meno il 25% del suo mercato.

In quest’ottica i responsabili Mondadori e Rizzoli dichiarano che stanno tagliando le spese e quindi non andare a Francoforte dovrebbe esser visto in questa linea. Ci sono anche le parole di Mauri in questo senso rispetto alla Mondadori e il bisogno di risanare i bilanci, anche se probabilmente la sofferenza maggiore riguarderà il settore periodici. Saltare la Buchmesse del resto rientrerebbe in quel pensiero che da tempo dichiara l’inutilità di incontri diretti annuali, quando ormai, con Internet e i nuovi mezzi di comunicazione, tutti sono in costante contatto e notizie e manoscritti viaggiano in tempo reale. Per Andreose non è proprio così, con editori e dirigenti editoriali di tutto il mondo, con i quali negli anni si è costruita un’amicizia collaborativa, serve mantenere contatti personali ed è chiacchierando, magari a cena o davanti a un aperitivo, che sono momenti topici degli incontri e affari nei giorni della Buchmesse a Francoforte, che si può fare ancora una scoperta, avere un’indiscrezione, qualcosa per cui nessuno magari penserebbe di scrivere un’apposita mail. Per fare un esempio, è così che, solo due anni fa, alla Bompiani vennero a sapere dell’esistenza di un avvincente romanzo svizzero che quindi acquistarono in anteprima e che divenne un successo mondiale e best seller anche in Italia: ‘La verità sul caso Harry Quebert’ di Joel Dicker.

La sezione di ‘Uomini e libri’ intitolata ‘Il mercante in fiera’ si apre non a caso affermando: “A Francoforte si va anche per divertirsi. In un’agenda che si rispetti, accanto all’appuntamento personale con l’agente dai denti più aguzzi, ma dalla lista di clienti imprescindibile, non può mancare l’invito alla festa in discoteca organizzata da Morgan Entrikin e Carlo Feltrinelli”, dove si fanno incontri, si balla, si smaltisce la cena, prima del quotidiano, notturno passaggio nella hall del Frankfurter Hof, l’albergo centrale e meglio frequentato: “Qui gli italiani l’hanno sempre fatta da protagonisti dai tempi in cui gli editori si chiamavano come le loro case editrici”. Altri tempi, altri metodi? Certo, ma non solo, e a questo proposito è molto istruttiva la sezione di scritti ‘I bestseller non nascono per caso’. Il libro, che ha anche un indice dei nomi di ben 15 pagine, racconta curiosità di tanti autori italiani visti con un occhio particolare, quello di quando hanno a che fare col proprio editore, e si va da Moravia alla Fallaci, da Sciascia a Bevilacqua, ma anche da Thomas Mann a Patricia Highsmith, e sempre la scrittura di Andreose è veloce, incisiva, capace di coinvolgere con una notazione umana o un particolare, quando non con un sorriso ironico, di cui è maestro.

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Blogger: Fabio Mina

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