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Franco Gabrielli
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ROMA. Migranti: Gabrielli, “buco nero rimpatri è identificazione”

“Il vero buco nero dei rimpatri è l’identificazione: ci vuole uno Stato sovrano che riconosca che quel cittadino è un suo cittadino”. Lo ha detto il capo della polizia, Franco Gabrielli, in audizione alla commissione parlamentare Diritti umani, rilevando che negli ultimi dieci anni circa il 45% degli ospiti dei Cie è stato poi effettivamente espulso.

Gabrielli ha quindi spiegato che il ‘pacchetto’ immigrazione varato pochi giorni dal Governo “interviene anche per innalzare il gradiente di effettività dei provvedimenti di allontanamento, un tema che rappresenta uno dei pilastri sui quali riposa la credibilità delle politiche migratorie di qualunque Stato”.

Il provvedimento prevede la creazione al posto dei Cie, che “hanno avuto esperienze negative in passato anche per le loro dimensioni”, i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), “piccole strutture, una in ogni regione, per migliorare il governo ed il controllo e salvaguardare la dignità delle persone”. 

“Lei parla di una vera e propria retata con profili discriminatori, ma non è così”. Il capo della polizia, Franco Gabrielli, replica in questo modo al presidente della commissione Diritti umani, Luigi Manconi, che gli chiedeva conto di una circolare firmata dal direttore Immigrazione e polizia delle frontiere del Dipartimento di pubblica sicurezza, Giovanni Pinto, con la quale si chiedevano agli uffici “servizi mirati” per rintracciare nigeriani irregolari e portarli nei Cie, dove erano stati loro riservati dei posti.

“Innanzitutto – ha ricordato Gabrielli, in audizione alla Commissione – stiamo parlando di una nazionalità la cui presenza sul territorio non è marginale. I nigeriani sono al primo posto con 37mila sbarcati nel 2016 e si tratta generalmente di migranti economici. Ricordo che in media solo il 5% dei richiedenti ottiene lo status di rifugiato, altri ottengono la protezione umanitaria e sussidiaria (quest’ultima una cosa solo italiana); il 65% è costituito da migranti economici irregolari.

Il fatto di concentrare in determinati periodi le attività di rintraccio degli irregolari da rimpatriare – ha aggiunto – deriva anche dal fatto che l’Ue ci ha messo a disposizione dei voli charter e noi abbiamo segnalato agli uffici di polizia questa disponibilità. Sono strumenti leciti”.

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