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ROMA. Maltempo: servono 9mila opere, solo l’11% ha progetto

Per provare a mettere in sicurezza l’Italia da frane e alluvioni e ridurre il rischio idrogeologico sono indispensabili quasi 9.400 opere, tutte indicate dalle Regioni e tutte censite nelle mappe del rischio. Ma il problema non sono, solo, i soldi: solo per l’11% di questi interventi esiste un un progetto esecutivo.
La situazione è fotografata nel ‘Piano nazionale di opere ed interventi e il Piano finanziario per la riduzione del rischio idrogeologico’, un dossier di oltre 600 pagine realizzato un anno fa da ‘Italiasicura’ (la struttura voluta da Palazzo Chigi all’epoca dei governi Renzi-Gentiloni e ora chiusa) in cui sono indicate, appunto, le 9.397 opere ritenute necessarie, per un fabbisogno complessivo di 27 miliardi. E il perché siano necessarie lo spiegano bene i numeri: negli ultimi 70 anni – dice ancora il dossier aggiornato all’anno scorso – si sono contati oltre 5.553 morti in quasi 2.500 comuni sparsi in 20 regioni, mentre ogni anno vengono risarciti danni ad infrastrutture pubbliche, abitazioni e aziende per 3,5 miliardi.
Ma non solo. Dai numeri contenuti nell’edizione 2018 del rapporto dell’Ispra sul ‘Dissesto idrogeologico in Italia, pericolosità e indicatori di rischio’ emerge che il 12,5% del territorio nazionale è a pericolosità idraulica elevata (12.405 km quadrati, il 4,1%) e media (25.297 kmq, l’8,4%), con Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto che sono le regioni più a rischio. Il 91% dei comuni – 7.275 – sono in un’area a rischio frana (molto elevata e elevata) e/o a rischio idraulico medio. Il 2,2% della popolazione, inoltre, risiede in aree a rischio frane elevate e molto elevate (1.281.970 abitanti), mentre più di 8 milioni di italiani vivono in aree a pericolosità idraulica elevata e media.
Dei 27 miliardi per realizzare le 9.397 opere il governo ne aveva individuati 9 fino al 2023. E i cantieri per 1.337 interventi, con un investimento pari a un miliardo e 409 milioni, sono partiti: sono quelli che riguardano interventi previsti dal 2000 al 2014 che erano finanziati ma sono rimasti bloccati. Ed e’ partito anche il piano per le aree metropolitane, dove sono previsti in 7 anni investimenti per 654 milioni, di cui 114 già spesi nel 2017. Riguardano i lavori nelle aree piu’ a rischio, dove si concentra la maggior parte delle persone: dalle opere sul Seveso a Milano a quelle sul Bisagno a Genova fino agli interventi sull’Arno a Firenze.
Quest’anno il piano prevedeva investimenti per 127 milioni e nel 2019 per 145. Ma senza progetti i soldi non servono a nulla.

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