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ROMA. Maltempo: 27 miliardi fabbisogno per messa in sicurezza

Per tentare di ridurre il rischio idrogeologico e mettere in sicurezza l’Italia da frane e alluvioni, evitando i morti e le immancabili polemiche, servono 27 miliardi e almeno cinque anni. Ma il problema non sono, solo, i soldi: di tutte le opere necessarie indicate dalle Regioni solo l’11% sono ai progetti esecutivi. Significa che su oltre novemila opere solo poco più di 900 sono effettivamente alla fase dei cantieri. E’ il ‘Piano nazionale di opere ed interventi e il piano finanziario per la riduzione del rischio idrogeologico’ a rivelare numeri e cifre, un librone di oltre 600 pagine presentato lo scorso maggio con l’indicazione di tutte le opere divise per Regione e i relativi costi, realizzato da Italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico di palazzo Chigi.
“Viviamo in un paese – scriveva il premier Paolo Gentiloni nella prefazione – dove gli errori, di tutti, e le urbanizzazioni incoscienti hanno amplificato gli effetti delle catastrofi naturali. E aumentato, così, i danni e il numero di vittime delle frane e delle alluvioni, assieme al dolore, alla rabbia, alle contestazioni”. Ecco perché, proseguiva, “Dobbiamo andare oltre la fase della continua rincorsa alle emergenze, per aprire finalmente la fase della prevenzione strutturale”. Il piano nasceva da una constatazione di fatto: in Italia ci sono almeno 570mila frane censite, oltre i due terzi dell’intero continente europeo. Negli ultimi 70 anni, inoltre, si sono contati 5.553 morti in quasi 2.500 comuni sparsi in 20 regioni, mentre ogni anno vengono risarciti danni ad infrastrutture pubbliche, abitazioni e aziende per 3,5.
Il Piano riguarda 9.397 opere per un fabbisogno complessivo, appunto, di 27 miliardi, anche se al momento sono state previste risorse per 9 miliardi fino al 2023. Per 1.337 di queste opere – con un investimento pari a un miliardo e 409 milioni – i cantieri sono già partiti: sono quelli che riguardano interventi previsti dal 2000 al 2014 che erano finanziati ma sono rimasti bloccati. Ed è partito anche il  piano per le aree metropolitane, dove sono previsti in 7 anni investimenti per 654 milioni. 114 sono già stati spesi, 16 in più rispetto al cronoprogramma previsto da Italiasicura. Riguardano i lavori nelle aree più a rischio, dove si concentra la maggior parte delle persone: dalle opere sul Seveso a Milano a quelle sul Bisagno a Genova fino agli interventi sull’Arno a Firenze. Nel 2018 sono previsti investimenti per 127 milioni e nel 2019 per 145. “Come è evidente – sottolinea Italiasicura – il lavoro per queste opere ingenti prevede diverse fasi regolamentate dal codice dei contratti pubblici e monitorate costantemente dalla Struttura di missione, in raccordo con le Regioni e i Comuni interessati”.
Ma il vero problema è un altro. “Il vero ritardo, a dimostrazione di un lavoro di prevenzione mai realizzato finora – dice ancora la struttura di palazzo Chigi – è nelle progettazioni. Sulle 9.397 opere richieste dalle Regioni solo l’11% dei progetti pervenuti sono esecutivi e pronti per gare e finanziamento. E’ questo un ritardo che deve essere recuperato con un grande lavoro di squadra”.

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