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Influenza: è stato raggiunto il picco e comincia lentamente a mettere a letto meno persone, segnale che si sta superando il picco.

ROMA. Influenza raggiunge picco, in una settimana 832.000 casi

Con circa 832.000 casi in una settimana e
quasi 4,5 milioni da inizio stagione, l’influenza ha raggiunto il
picco di contagi. Ma questo non significa che possiamo dire di aver
lasciato il problema alle spalle. La coda influenzale, secondo gli
esperti, potrebbe essere lunga, e dovremo attendere almeno la fine di
febbraio per iniziare a vedere una consistente riduzione dei contagi.
Nella scorsa settimana, secondo quanto riportato dal nuovo bollettino
di sorveglianza epidemiologica Influnet, a cura
dell’istituto Superiore di Sanità (Iss), il numero di casi di
sindrome influenzale è stato ancora in aumento il livello di
incidenza ha raggiunto la soglia di intensità “Alta”, pari a circa
13,8 casi per mille assistiti. “Dovremmo aver
raggiunto                 il picco di contagi – spiega Gianni Rezza,
direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss – in quanto
l’aumento dei casi settimanali ha iniziato a rallentare: era quasi
raddoppiato tra la terza e la quarta settimana di gennaio, passando
da 430mila casi a 725mila, mentre nella quinta settimana sono stati
832mila. Ciò non significa che il virus sparirà subito dalla
circolazione, perché bisognerà vedere quanto sarà veloce il declino,
e questo dipende anche dalle condizioni meteorologiche: se fa meno
freddo e si sta meno in locali affollati, circola meno”. Ancora per
un paio di settimana, comunque, il numero dei casi sarà molto alto.
“Il declino più consistente – aggiunge – ci sarà a partire
dai                 primi di marzo. La coda influenzale potrebbe
essere anche lunga e a fine stagione potremmo anche superare i 6
milioni di casi, quindi ben oltre i 5 preventivati”.
Se i bambini restano i più colpiti, è negli anziani che il virus
provoca più facilmente complicanze, soprattutto di tipo respiratorio.
La maggior parte dei 39 decessi e dei 191 casi gravi registrati
finora, si sono verificati in persone over 50 anni, e l’84% dei casi
risultava non vaccinato. In genere, inoltre, era presente almeno una
condizione di rischio preesistente, come diabete, tumori, malattie
cardiovascolari, respiratorie o obesità. A prescindere dai casi
gravi, che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, sono
migliaia gli italiani che si sono rivolti al medico, spiega il
sindacato dei medici di Medicina Generale (Simmg) Claudio Cricelli.
“Gli studi dei medici di famiglia hanno avuto un enorme aumento di
affluenza nelle ultime due settimane. Sottovalutata quando si tratta
di vaccinarsi, l’influenza in realtà colpisce duro e spesso può avere
recidive, perché lascia molto debilitati e pronti a esser contagiati
da altri virus come quelli intestinali o respiratori, che spesso
convivono in questo periodo”. A subire l’impatto anche i servizi di
Emergenza e Urgenza. Da nord a sud Italia, decine negli ultimi giorni
sono stati i pronto soccorso in tilt, con accessi raddoppiati e
record di chiamate al 118. In particolare disagi sono stati segnalati
all’Ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù, in provincia di Como, al
policlinico Umberto Primo di Roma e all’Ospedale di Garbagnate
Milanese.

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