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ROMA. In Italia pirateria coinvolge 38% italiani over 15

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, si diceva una volta. Nella versione aggiornata si potrebbe anche aggiungere “popolo di pirati”, che niente ha a che vedere con le scorribande in mare, quanto piuttosto con la vastità della rete. Il 38% degli over 15, infatti, ha commesso nell’ultimo anno almeno un atto di pirateria audiovisiva (e sale al 60% considerando solo gli utilizzatori abituali di internet). A rivelarlo è un’indagine condotta da Ipsos per Fapav (Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali), presentata oggi a Roma. Un dato pressoché stabile dal 2016, ma decrescente in termini di atti illeciti (e che coinvolge pirateria fisica, digitale – quella più diffusa – e indiretta, cioè utilizzando copie non originali altrui): 578 milioni di operazioni rispetto, -8% nell’ultimo anno (631 milioni), -14% rispetto al 2016 (668 milioni). La decrescita (a partire dai più giovani) è dovuta al rafforzamento delle attività di rafforzamento dell’azione legislativa, dalla sensibilizzazione del consumatore e dalla crescita dell’offerta legale (sempre più ricca e diversificata). Anche se in calo, i contenuti più ambiti, in particolare dagli adulti, sulle piattaforme illegali rimangono i film (+3% sul 2017) con il 33% della popolazione italiana adulta interessata (ci si dedicano quasi 9 pirati su 10), seguono a ruota le serie e i programmi tv al 21% e al 20%. Nettamente in crescita invece la pirateria legata agli eventi sportivi, sia in termini di incidenza (dal 7% del 2017 al 9% del 2018) sia in termini di atti (dai 15 milioni del 2017 agli oltre 22 milioni del 2018, con una variazione del 52%), il che si traduce in quasi 5 milioni di italiani che si rifugiano nell’oscurità dell’illegale. A farla da padrone, sulle piattaforme non ufficiali, è il calcio (che attrae 2 pirati su 3), con al secondo posto la MotoGp. Tutto ciò non è privo di impatto: secondo l’elaborazione dei dati, i mancati incassi per l’industria audiovisiva toccano nel 2018 i 600 milioni di euro, con quasi 6mila posti di lavoro a rischio (in termini di Pil il danno stimato è di 455 milioni di euro e in termini di mancati introiti fiscali il danno è di 203 milioni di euro). A preoccupare è anche la percezione sulla popolazione: in generale c’è consapevolezza dell’illegalità del fenomeno (83% dei pirati), ma non del reale impatto che provoca. E quasi uno su due ritiene improbabile essere scoperto e ancor meno sanzionato. Anche di fronte all’oscuramento di un sito, solo uno su tre si rivolge ad alternative legali. “I dati presentati – ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV – rivelano una sostanziale stabilità dell’incidenza della pirateria ma una contrazione legata al numero degli atti di pirateria. In questa direzione l’industria audiovisiva deve concentrare i propri sforzi attraverso offerte sempre più competitive e attività informative puntuali. Sviluppo tecnologico e pirateria vanno di pari passo: nuove modalità di fruizione illecita dei contenuti (come le IPVT illegali e la condivisione delle opere nei gruppi delle App di messaggistica istantanea) emergono e si affermano tra gli utenti con rapidità. La collaborazione fattiva con tutti coloro che operano sul web a più livelli è pertanto fondamentale per porre in essere delle strategie efficaci e continuative”.(

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