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IMMIGRAZIONE

ROMA. Immigrazione:sindaco Lampedusa, soldi Triton inutili

In una settimana clou per le decisioni che verranno prese in sede Ue sull’immigrazione, proseguono gli approfondimenti sul ‘come, quando e cosa’, questa volta con due esperti ‘sul campo’: è il caso, da una parte, del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ascoltata dalla Commissione Affari Istituzionali del Senato; e, dall’altra, del capo di stato maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che ha detto la sua al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen. E se il sindaco siciliano avverte che i soldi stanziati per Triton “sono inutili” e che con “la ‘mala’ accoglienza Lampedusa rischia di morire”, l’ammiraglio ha espresso l’auspicio che venga varato a breve un gruppo navale europeo per potenziare i soccorsi.

Molto cuore, ma anche tanta rabbia nelle parole del sindaco Nicolini. “Lampedusa non vuole più togliere le patate dal fuoco a nessuno”, è sbottata in Commissione di Palazzo Madama. “Noi – ha sottolineato, riferendosi soprattutto ai suoi concittadini – siamo orgogliosi di quello che facciamo, ma adesso la gravità della situazione ci fa chiedere il diritto, e se permettete con autorevolezza, di una vita normale”. Tutto questo, aveva premesso all’inizio dell’intervento, perché di fronte alla “mala accoglienza Lampedusa rischia di morire. E invece la mia isola ha il diritto di non vedersi spopolata, perché è bellissima e vale la pena di viverci e visitarla”. Poi ha attaccato Triton, spiegando che “la tratta degli esseri umani si combatte cambiando le norme” e quindi “dobbiamo regolare i flussi facilitando l’ingresso nell’Ue per chiedere asilo”. Per questo “sono convinta che i soldi stanziati per Triton sono inutili, perché servono per difendere qualcosa di indifendibile, visto che le barriere in mare non esistono”. Inevitabile poi l’attacco a Bruxelles, quando ha spiegato che i migranti “non sono solo vittime dei trafficanti, ma anche dell’Ue, che dovrebbe governare e regolare questo processo della storia”.

Per la prima cittadina di Lampedusa la comunità internazionale dovrebbe “intercettare i flussi” dei migranti “organizzando campi ad hoc in Africa, ad esempio in Sudan, dove si potrebbero organizzare le verifiche per le richieste di asilo e conteggiare le partenze; oppure in Marocco, come sta facendo la Comunità di S.Egidio”. Nicolini ha poi esortato a dar vita “a una efficiente seconda accoglienza, necessaria anche per decongestionare”. Ma soprattutto ha invitato le istituzioni italiane a potenziare lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), “peraltro utilizzato dall’Ue da molti anni perché prima di noi molti suoi Paesi hanno avuto a che fare con l’immigrazione”.

Diverso per forza di cose l’approccio dell’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che in Commissione Schengen ha informato sull’inizio della collaborazione con i partner Ue, soprattutto inglesi e tedeschi, per potenziare, “spartendoci le zone”, la macchina dei soccorsi. L’alto ufficiale italiano si è detto “ottimista circa la costituzione di un gruppo navale europeo”, non senza augurarsi “che sia a guida italiana”. Compiti della squadra, ha informato, “saranno quelli di interdizione marittima, intercettando i barconi che provengono da luoghi di fabbricazione diversi dalla Libia e si dirigono verso quel Paese”. Tutto più difficile per i mezzi costruiti in Libia, “che non si potranno eliminare prima, almeno fino a quando non ci sono autorizzazioni particolari”.

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Blogger: Fabio Mina

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