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Lorenzo Fontana

ROMA. Fontana in pole per il ministro agli Affari Ue, ma il rimpatrio è ancora in fase di stallo

Il ministro per gli Affari Ue è in dirittura d’arrivo, il rimpasto naviga ancora nello stallo. Alle spalle dell’ennesimo scontro di giornata M5S-Lega, questa volta sulle parole di Vincenzo Spadafora, le tensioni nel governo riguardano soprattutto la nuova rosa dell’esecutivo giallo-verde e il rispetto dell’equilibrio di poteri tra Palazzo Chigi e Viminale su temi cardine come migranti o manovra. Un rispetto che, al vertice sull’immigrazione convocato a Palazzo Chigi proprio mentre in Libia il premier Fayez Sarraj annuncia la scarcerazione di 350 migranti, il premier Giuseppe Conte pretenderà da tutti, a cominciare da Matteo Salvini. E chissà, se già domani sera, non ci sarà spazio, per Conte e Salvini, per uno scambio sul nuovo ministro degli Affari Europei. La Lega punta chiaramente all’ok formale alla nomina al Cdm di giovedì. Conte, spiegano a Palazzo Chigi, una volta archiviata la trattativa sull’infrazione, non ha alcuna riserva sui tempi. Ma è sul nome proposto inizialmente da Salvini – l’economista Alberto Bagnai – che il premier avrebbe più di un dubbio. Dubbi concentrati soprattutto sul profilo da euro-scettico di un esponente della Lega che, se andasse al dicastero per gli Affari Ue – accompagnerebbe il presidente del Consiglio in diversi consessi europei. Ed è per questo che, sebbene il suo nome non sia stato ancora formalmente proposto, che nelle ultime ore salgano le quotazioni di Lorenzo Fontana. Anche perché, al di là dell’attuale ministro della Famiglia, un terzo nome non sembra esserci. La nomina del ministro Ue verrà ben prima di quella del commissario – anche quello in quota leghista – ma le due partite, inevitabilmente, alimentano quella più grande del rimpasto. E qui M5S e Lega sembrano giocare a rimpiattino. “Chiedete ai 5 Stelle, a me basta il ministro a Bruxelles”, si smarca Salvini mentre Di Maio, già diverse settimane fa faceva sapere che, senza una richiesta formale, nulla si sarebbe mosso. Anzi, negli ultimi giorni la ritrosia di Di Maio per il rimpasto tra i ministri è accresciuta: muovere troppe pedine, ragionano nel Movimento potrebbe essere controproducente e rischioso, anche perché potrebbe far pensare a un Conte-bis. Così, se Fontana andasse agli Affari Ue e se come commissario la Lega scegliesse un altro suo ministro (o sottosegretario, come Giancarlo Giorgetti, che continua comunque ad esternare la sua indisponibilità), il M5S propenderebbe per una girandola di nomi tutta in salsa leghista, concentrandosi invece sul rimpasto di sottosegretari e viceministri: rimpasto, questo, che ci sarà e che potrebbe incrociarsi con la decadenza, automatica, prevista in autunno per i due capigruppo di Camera e Senato. Nel frattempo, anche nel M5S sembrano calare i timori su una crisi estiva, sebbene da qui al 20 luglio la soglia di attenzione resti altissima, soprattutto su temi come il decreto sicurezza bis o la manovra. Temi sui quali Di Maio tenta di fare l’alleato leale senza però eclatanti deroghe ai temi delle origini. Come sul condono, nascosto nel pacchetto per la pace fiscale avanzato in queste ore dalla Lega e sul quale il M5S si affretta subito a dire il suo “no”. O come sulla Tav dove toccherà a Di Maio (e a Conte) spiegare agli ortodossi le ragioni di un sì (anche parziale) che rischia di spaccare il Movimento. Di Maio proverà a farlo già venerdì, nella riunione con gli attivisti piemontesi a Torino che si preannuncia più calda di quelle di altre Regioni.

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