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ROMA. Ferma l’energia pulita in Italia, obiettivi 2030 a rischio

Battuta d’arresto, nel 2018, per le le fonti di energia pulita in Italia mentre a livello mondiale le rinnovabili hanno continuato a correre, grazie in particolare agli investimenti fatti in Cina. E per la prima volta dopo dodici anni di crescita, nel nostro Paese è calata la produzione di energia da solare, eolico e bioenergie.
Nonostante in tutti i comuni italiani ci sia almeno un impianto da energie pulite e 41 comuni siano rinnovabili al 100%, il quadro complessivo si mostra “assolutamente inadeguato” a raggiungere gli obiettivi di riduzione del 55% di gas a effetto serra entro il 2030, come indicato dall’accordo di Parigi sul clima del 2015 per fermare la febbre del Pianeta.
A fotografare questa situazione è il rapporto di Legambiente ‘Comuni rinnovabili 2019’, secondo cui è necessaria una forte accelerazione negli investimenti, che invece hanno subito una frenata per la mancanza di incentivi e per le barriere autorizzative (in particolare allo scambio di energia pulita nei condomini o in un distretto produttivo e in un territorio agricolo). Occorre anche puntare sull’autoproduzione. Per raggiungere questi obiettivi bisogna recepire la Direttiva europea ad hoc entro quest’anno, dice Legambiente che ha lanciato oggi su Change.org la petizione “Liberiamo l’energia rinnovabile”, indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e al vice presidente e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio.
Nel 2018 in Italia le installazioni “sono cresciute pochissimo (478 Mw di solare fotovoltaico e 562 di eolico) e sono insufficienti perfino a raggiungere i limitati obiettivi al 2030 della Strategia energetica nazionale e del nuovo Piano Energia” rileva Legambiente. A livello regionale la Lombardia ha il maggior numero di impianti (8.850 Mw installati), grazie soprattutto all’eredità dell’idroelettrico del secolo scorso, mentre in Puglia ci sono le maggiori installazioni di solare ed eolico (5.213 Mw su 5.532 Mw totali).
Per Legambiente dobbiamo riuscire entro il 2030 “come minimo a triplicare i 20 Gw installati di impianti solari”. I benefici – anche dalla riduzione di CO2 – sono stati calcolati in 5,5 miliardi di euro all’anno, in 2,7 milioni di posti di lavoro, nella riduzione di importazione di combustibili fossili e nel taglio dei costi indiretti sulla salute.
“Dobbiamo recepire subito la direttiva europea sulle comunità energetiche e l’autoproduzione da fonti pulite per rilanciare gli investimenti che aiutano famiglie e imprese” sottolinea il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini spiegando che in questo modo saranno smontate “le assurde barriere che oggi impediscono di scambiare energia da fonti rinnovabili”. Una sfida che “non è una lotta di Davide contro Golia o la rivincita dei piccoli impianti contro le multinazionali dell’energia”, sottolinea Legambiente, ma “un modello energetico che porta vantaggi nei territori e apre opportunità di sviluppo locale evitando l’uso delle fonti fossili”.

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