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ROMA. Fecondazione: legale coppia, “da Consulta coerenza, non paletti”

“La Consulta ha fatto una scelta che riconduce la questione a sistema: una scelta che tutela i nostri assistiti e che non mette paletti, ma delinea un quadro coerente, agganciando a criteri certi i diritti delle coppie”.

E’ quanto rileva l’avvocato Gianni Baldini, uno dei legali che assiste le coppie, dopo la lettura del dispositivo della Corte Costituzionale che sintetizza la decisione assunta ieri sulla fecondazione medicalmente assistita per soggetti fertili con gravi patologie genetiche. 

“La legge sull’aborto, a cui il dispositivo fa riferimento – spiega Baldini – non elenca le patologie genetiche o cromosomiche che danno diritto all’aborto terapeutico, ma rinvia alla valutazione del medico. Principio che resta fermo per le coppie con gravi patologie geneticamente trasmissibili. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, ma nel dispositivo non si colgono paletti, ma piuttosto la definizione di una quadro coerente, da cui emerge un punto: non c’è differenza tra l’embrione malato che non deve essere trasferito e il feto malato che può essere abortito”.

“Il problema che si poneva alla Corte – osserva Baldini – era decidere per quali patologie le coppie fertili potessero avere accesso alla fecondazione. Il sistema francese prevede, per esempio, che vengano stabilite da un elenco periodicamente aggiornato dal ministero della salute. Altri sistemi più liberali prevedono l’accesso quale che sia la patologia. Ma anche la miopia può essere una malattia genetica. La Consulta, invece, ha agganciato questo diritto a parametri certi: l’art. 6 comma 1 punto b della legge 194 che a sua volta aggancia il diritto all’aborto ai processi patologici, comprese le malformazioni del feto, che possano determinare rischi per la salute fisica e psichica della donna. Quindi, come si ha diritto all’aborto terapeutico dopo aver fatto l’amniocentesi passati 90 giorni, così per la fecondazione si può fare subito la diagnosi pre-impianto e sussistendo i requisiti si può decidere di non procedere all’impianto dell’embrione”.

“Inoltre – conclude Baldini – la certificazione sulla malattia genetica della coppia la deve dare il centro pubblico.

Altra cosa è la fecondazione, che può essere fatta anche nel privato. Ora bisogna leggere attentamente le motivazioni, ma il fatto che la certificazione spetti al pubblico, potrebbe anche comportare che quest’aspetto rientri nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, con la possibilità di un rimborso per il paziente”.

In sostanza l’accesso alla fecondazione per le coppie fertili sarà consentito dove sussistano le stesse condizioni previste per l’aborto terapeutico, cioè l’interruzione della gravidanza dopo i primi 90 giorni. Il dispositivo della Corte cita infatti le coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili e rimanda per i criteri di gravità all’art. 6, comma 1, lettera b della legge 194 sull’aborto. Questa norma della 194 dice che l’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi 90 giorni, può essere praticata quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. 

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Blogger: Fabio Mina

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