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ROMA. E’ ancora gelo tra Salvini e Di Maio

Rimane altissima la tensione nel governo. In una giornata mediaticamente dominata da fatti di cronaca nera l’ennesimo scontro, questa volta a sfondo economico, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, finisce quasi sotto traccia. Eppure, il botta e risposta su flat tax e salario minimo tra i due vicepremier segnala un gelo che il faccia a faccia di ieri non ha neanche scalfito. Sulla manovra Di Maio può giocare su un asse con il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il premier Giuseppe Conte. Un asse sedimentato dalla prudenza e dal realismo sui conti laddove il leader Lega fa della sua flat tax una bandiera irrinunciabile. All’indomani dell’incontro tra Conte, Tria, Di Maio e sindacati – che sarà replicato lunedì pomeriggio – il titolare del Viminale non fa nulla per nascondere la sua irritazione. “Mi sono dotato di enorme pazienza. La Lega non voterà mai una manovra economica timida e con pochi spiccioli”, avverte Salvini mettendo nel mirino, al di là del M5S, anche Tria. “Se il ministro dell’Economia del mio governo dice che di taglio delle tasse non se ne parla, o il problema sono io o è lui. L’Italia ha bisogno di uno choc fiscale”, attacca il vicepremier leghista. Parole che vengono accolte con un certo stupore al Mef, per un semplice motivo: Tria non ha mai detto di essere contrario alla Flat tax, si sottolinea. Il tema è un altro. Al momento, spiegano fonti M5S, la Lega non ha presentato alcun piano per trovare le coperture per la flat tax laddove i 4 miliardi di taglio al cuneo fiscale presentati ieri da Di Maio sono una proposta forse prudente ma percorribile. E, soprattutto, compatibile con il salario minimo, sul quale Di Maio punta e Salvini fa muro. Ma Di Maio sceglie di rispondere colpo su colpo. “La flat tax “per me è ancora un mistero, ancora non ho visto le coperture, anche la flat tax volontaria di cui si parlava ieri non ho capito cosa significa”, sottolinea il titolare del Mise spiegando, in giorni non facili nel rapporto con il premier, di avere “piena fiducia in Conte e Tria”. Non una parola, né da parte di Di Maio né da parte di Conte, sullo stop di Salvini alla Guardia Costiera. L’obiettivo e non esacerbare ulteriormente gli animi su un dossier, sul quale, il leader leghista ha costruito il suo consenso. E l’opposizione, invece, a parlare, con Nicola Zingaretti che evidenzia “il rischio uomo forte senza un’alternativa politica pronta”. In una giornata in cui gli iscritti M5S, con una votazione dai numeri non ciclopici, dicono sì alla riorganizzazione del Movimento, al mandato zero per i consiglieri comunali e all’apertura alle liste civiche, i problemi per Di Maio vengono ancora dalla Tav. Sull’onda della Torino-Lione l’attacco di Salvini a Toninelli ma anche ai ministri Elisabetta Trenta e Sergio Costa, è pressante. Ma senza una richiesta formale della Lega Di Maio non sposterà alcuna pedina, neanche quel Toninelli mal sopportato ormai anche da una fetta del Movimento. Anzi, se gli attacchi continueranno il M5S comincerà a pungere i ministri leghisti, da Bussetti a Bongiorno, fino a Centinaio. Certo la Tav è una ferita aperta e la manifestazione di domani in Val di Susa è destinata ad allargarla. Anche per questo, nel M5S si pensa ad un’accelerazione sulla mozione (più probabile di una risoluzione) sulla Tav in Parlamento: si punterebbe a portarla il 7 agosto al Senato, che quest’anno dovrebbe chiudere più tardi della Camera. Su Salvini, invece, permane l’ombra delle inchieste. Oggi l’Espresso anticipa una nuove indagini nei confronti di Armando Siri, questa volta su due “prestiti di favore a elevato rischio” concessi da una banca di San Marino e caratterizzati da una doppia serie di “violazioni sistematiche” delle regole creditizie. E anche il caso Russia resta tutt’altro che chiuso, con tutte le possibile conseguenze in fatto di relazioni internazionali per la Lega. E con un premier che si mette in piena linea con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando, alla conferenza degli ambasciatori, dell’Ue e degli Usa come “l’asse portante dello scenario geopolitico”.

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