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Il ministro all'Ambiente Sergio Costa

ROMA. Dissesto suolo, decreto Costa sblocca 315 milioni alle Regioni

Oltre 315 milioni di euro per 263 interventi a carattere di “urgenza e indifferibilità” su tutto il territorio nazionale. Il primo atto di Sergio Costa dopo la riconferma a ministro dell’Ambiente è lo sblocco dei fondi per le Regioni in materia di dissesto idrogeologico e tutela ambientale. La maggior parte dei fondi va a Piemonte, Veneto, Lombardia e Toscana. Il Lazio al top per numero di interventi. L’ambiente è tra i punti fissati da questo nuovo governo Pd-M5S e lo ricorda anche il presidente della Camera, a Brest per un incontro sulla protezione degli oceani da parte degli Stati del G7. Roberto Fico auspica che vada avanti la proposta di legge cosiddetta ‘Salva Mare’ e che “è fondamentale una legge che dia seguito al referendum sull’acqua pubblica del 2011”. Il Piano nazionale per il rischio idrogeologico è contenuto in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 febbraio 2019; il 3 luglio era stata approvata la lista degli interventi ammessi al finanziamento. Con il decreto attuativo firmato oggi, Costa ha reso disponibili da subito alle Regioni le risorse per avviare la progettazione degli interventi. “Sono molto soddisfatto di questo risultato, dimostra che si possono portare avanti politiche di tutela del territorio di qualità in tempi rapidi – ha commentato il ministro – Imprimere una forte accelerazione alle procedure che rallentavano i finanziamenti sul dissesto idrogeologico era un mio obiettivo e sono soddisfatto di aver tenuto fede a questa priorità”. Gli interventi sono 263, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il totale complessivo delle risorse a disposizione delle regioni è 315.119.117. Sono Piemonte (34.804.331 milioni), Veneto (29.966.000), Lombardia (29.004.046) e Toscana (28.304.783) le regioni a cui vanno più fondi. Il Lazio è invece in cima al numero degli interventi (35), seguito da Veneto (34), Toscana (25) e Lombardia (23). Fanalino di coda per fondi Valle d’Aosta (3.914.842) e Molise (4.434.077), la Provincia autonoma di Treno è assente dalla lista. Secondo l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in Italia oltre 6 milioni di abitanti risiedono in aree ad elevato e medio rischio di alluvioni mentre la popolazione a rischio frane è pari a oltre 1,2 milioni di abitanti. Mentre uno studio dell’Anbi, l’associazione nazionale che rappresenta e tutela gli interessi dei Consorzi di bonifica, ricorda che il nostro è il Paese europeo più esposto all’erosione del suolo per l’estremizzazione degli eventi atmosferici. Già nel 2020 – spiega la ricerca – la fragilità idrogeologica potrebbe provocare una contrazione della produzione agricola, superiore allo 0,5% con una perdita produttiva pari a 38 milioni di euro rispetto al 2010. E per recuperare un solo centimetro di suolo – conclude l’Anbi – occorrono, in alcuni casi, ben 100 anni. “Un miglioramento netto nella performance della macchina burocratica ci ha consentito di velocizzare notevolmente tutto il procedimento amministrativo – sottolinea Costa – Basti pensare che in passato erano necessari fino a due anni per ottenere lo stesso risultato. Ringrazio i rappresentanti delle regioni e delle provincie, i Commissari per l’emergenza, i Commissari per il dissesto e le Autorità di bacino distrettuali, per la proficua collaborazione che ci ha permesso di raggiungere questo importante traguardo”.

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