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ROMA. Da Torino a Roma, il risichio delle nomine procuratori

La poltrona che nel manuale Cencelli equivale a due ministeri, quella della procura di Roma, ma anche gli uffici di Torino, Perugia, Brescia e Salerno. ‘Il mercato’ delle nomine messo su da politici e magistrati per l’assegnazione delle poltrone degli uffici giudiziari rischia seriamente di rallentare ulteriormente l’assegnazione dei posti scoperti, se non di bloccarla fin quando non verrà riformato il Csm, lasciando le procure prive di vertice. E’ difficile immaginare, ad esempio, che si proceda in tempi brevi alla nomina del procuratore di Roma. Proprio la poltrona che è stata di Giuseppe Pignatone ha scatenato gli appetiti delle diverse fazioni all’interno della magistratura, con una guerra che è sotto gli occhi di tutti e che non ha risparmiato nessuno. Tra l’altro è a questo punto altamente improbabile che i tre candidati rimasti in lizza – il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, il procuratore capo, sempre del capoluogo toscano, Giuseppe Creazzo e il procuratore di Palermo Giuseppe Lo Voi – possano farcela. A piazzale Clodio in molti sono ormai convinti che il procuratore sarà qualcun altro e che non arriverà prima dell’autunno. Più urgente di Roma è però la nomina dei procuratori di Torino e di Salerno. Il capoluogo piemontese è senza titolare da dicembre, quando è andato in pensione Armando Spataro. Qualche settimana fa il vicepresidente del Csm David Ermini, in visita proprio a Torino, aveva auspicato che la nomina del nuovo procuratore arrivasse “entro l’estate”, ma a questo punto è difficile che vada in porto. In lizza ci sono 9 magistrati ma la partita dovrebbe essere tra il procuratore reggente di Torino Paolo Borgna e il Pg di Reggio Calabria Bernardo Petralia. La procura di Salerno è invece quella da più tempo senza un capo: il procuratore Corrado Lembo è andato via 10 mesi fa. Tra i candidati c’è il Pg di Salerno Leonida Primicerio, il capo della procura di Locri Luigi D’Alessio e tre aggiunti napoletani, Nunzio Fragliasso, Domenico Airoma e Giuseppe Borrelli. Proprio quest’ultimo è uno dei due candidati forti per la procura di Perugia, quella che indaga sui magistrati romani e che dal 1 giugno è senza guida poiché Luigi De Ficcky è andato in pensione. Borrelli – sempre se la scombussolamento provocato dalle intercettazioni di Palamara non cambierà le carte in tavolo anche in Umbria – dovrebbe giocarsela con Francesco Prete, attuale procuratore di Velletri. Entrambi sono di Unicost, la stessa corrente di Palamara ed erano in netto vantaggio sugli altri 18 candidati tra i quali il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che però non dovrebbe farcela e dovrebbe essere destinato a quella di Frosinone, e il procuratore di Spoleto Alessandro Cannevale. Proprio Borrelli nei giorni scorsi ha presentato un esposto in seguito alla pubblicazione di un’intercettazione tra Palamara e il pm Cesare Sirignano in cui veniva tirato in ballo il suo nome. Un’altra procura scoperta è quella di Brescia, un ufficio di primo piano in quanto è competente ad indagare sui magistrati milanesi. Tre sono i nomi in lizza: l’ex consigliere del Csm Fabio Napoleone, il procuratore di Lecco Antonio Chiappani il procuratore di Velletri Francesco Prete.

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