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ROMA. Da mareggiate a ondate calore, i nemici delle città

Alluvioni ed esondazioni dei fiumi, allagamenti, ondate di calore nei periodi estivi e lungo le coste mareggiate ed erosione costiera, sono le minacce principali che affliggono le città italiane: Roma e Milano le più colpite, rispettivamente con 33 e 25 eventi estremi totali negli ultimi 10 anni. Queste le maggiori criticità secondo Andrea Minutolo, coordinatore Ufficio scientifico di Legambiente, curatore del Rapporto 2019 dell’Osservatorio Legambiente CittàClima con al centro le “città, gli ambiti più a rischio di fronte all’impatto dei cambiamenti climatici, perché vi si concentrano la maggior parte delle persone e delle attività”. “Sulla percezione del rischio che deve indirizzare politiche di adattamento, Roma e Milano sono l’esempio”, ha detto. “Roma con i suoi due fiumi, Tevere e Aniene, negli ultimi anni ha fatto registrare allagamenti per un problema strutturale delle fognature e della tenuta del tessuto urbano, mentre a Milano paradossalmente che ha due fiumi più piccoli, il Seveso ed il Lambro hanno causato con le esondazioni problemi e danni perché in passato sono stati tombati”. “Questo perché – ribadisce – la percezione del rischio rispetto alle caratteristiche strutturali delle città merita un’attenzione particolare, non e’ detto che due fiumi grandi comportino problemi se gestiti bene”. Per quanto riguarda le ondate di calore, lo studio condotto su 21 città italiane ha evidenziato l’incremento percentuale della mortalità giornaliera associata a questi eventi, con 23.880 morti tra il 2005 e il 2016. “E’ un fenomeno che colpisce le fasce più povere – spiega – che non possono permettersi di difendersi”. Per questo non ha dubbi:” Dobbiamo adattare le città a questi fenomeni estremi, la media delle piogge è la stessa degli ultimi 30 anni, ma in poche ore cade la quantità di diversi mesi, e il surplus di acqua non riesce ad essere smaltito”. Per Minutolo “è necessario invertire il rapporto di spesa tra riparazione e prevenzione, oggi 4 a 1: bisogna togliere il cemento e l’asfalto dove non servono e rivedere i materiali delle strade e delle piazze che non accumulino il calore d’estate e che permettano invece una maggiore permeabilità durante le grandi piogge”. “Dobbiamo riadattare quello che già abbiamo, è questa la vera priorità: adattarsi – ha concluso – al clima che è già cambiato”.

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