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ROMA. Coronavirus: nuova fase ma non è allarme massimo

La comparsa in Italia di casi di Covid-19 a ‘trasmissione locale’, ovvero in soggetti non direttamente provenienti dalle aree a rischio della Cina, segna uno ‘spartiacque’ ed una “nuova fase” ma non siamo ancora ad un livello di “allarme massimo” ed ora la priorità è “individuare subito i nuovi focolai che dovessero presentarsi”. E’ questo lo scenario tracciato dal presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Marcello Tavio, e dal direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Gianni Rezza, dopo la conferma di nuovi casi di coronavirus Sars-Cov-2 in Lombardia e Veneto. “Ci aspettiamo in Italia altri casi da nuovo coronavirus, non lo si può negare: nessuno può escludere che nuovi casi possano verificarsi anche in altre zone. La priorità è individuare subito i focolai”, spiega Rezza all’ANSA. È chiaro, rileva, che “se ci sono stati dei contatti, ovvero persone con cui i soggetti risultati infetti sono entrati in relazione, allora possono esserci nuovi casi”. Tuttavia, “va detto che i focolai nascenti possono essere messi sotto controllo, e dunque è importante agire ora con tempestività e decisione attraverso misure di ‘distanziamento sociale’ che prevedano appunto un isolamento delle persone”. Pertanto, afferma, “è opportuna la chiusura delle scuole e dei locali pubblici, come deciso nelle aree interessate della Lombardia. Le persone infatti è bene che siano in questo momento ‘distanziate’, poiché questo è un virus che si trasmette molto efficacemente a distanza ravvicinata”. Non è la prima volta che in Europa si determina una trasmissione locale del nuovo coronavirus: è già successo in Germania, con 14 casi, ed in Francia. Ora, rileva l’epidemiologo dell’Iss, “è successo anche in Italia ed è necessario mettere strettamente in pratica l’ordinanza emanata oggi dal ministero della Salute in merito alle quarantene”. Invita tuttavia ad evitare allarmismi il presidente della Simit: “Al momento non c’è motivo di elevare il livello di allarme in Italia al massimo. Il massimo livello è, infatti, se si contano molti casi autoctoni in varie parti d’Italia, cioè servono focolai plurimi che si accendono contemporaneamente. A quel punto – precisa Tavio – non vale più il criterio epidemiologico di contatto con una persona che ha avuto o ha il virus o è stata in un paese ad alto rischio, perché chiunque potrebbe avere il virus, ma siamo ancora fuori da questo scenario”. Dunque, rileva, “siamo ancora in una situazione in cui il criterio epidemiologico, ovvero il contatto con persona malata o che proviene da un’area infetta, ha grande valore”. Quanto alla possibilità di trasmissione asintomatica del nuovo coronavirus, secondo l’esperto “le persone nella fase presintomatica, quando sono cioè asintomatiche ma di lì a poco svilupperanno la patologia, sono potenzialmente infettive. Ci sono invece dubbi sui soggetti che restano totalmente asintomatici: per il momento – conclude – non possiamo dire che le persone completamente asintomatiche trasmettano efficientemente l’infezione”.

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