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CORONAVIRUS, ALL'OSPEDALE LUIGI SACCO RICOVERATO IL "PAZIENTE ZERO" AMBULANZA PRONTO SOCCORSO

ROMA. Coronavirus: medici a rischio, triage telefonico pazienti

Si alza il livello di allerta in Italia per il Covid-19 e scattano le prime misure di protezione anche per medici e operatori sanitari in prima linea. In Lombardia sono 5 tra medici e infermieri i contagiati sul lavoro, mentre per medico di famiglia del trentottenne di Codogno positivo al Coronavirus si attendono i risultati dei test. Come misura contro il rischio di contagio la Federazione dei Medici di Famiglia ha deciso la procedura filtro del triage telefonico. “Prima di fare una visita domiciliare o di ricevere in studio un paziente con sintomi sospetti da Covid-19, i medici di famiglia faranno un triage telefonico. L’obiettivo è quello di evitare contatti a rischio”, annuncia il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti indicando l’urgenza e la necessità di evitare che il medico di base diventi a sua volta un “soggetto contaminante” sia per i suoi pazienti che per le altre persone con cui entra in contatto. Proprio per non incorrere nei rischi del contagio per il personale sanitario, il triage telefonico indicato dalla Fimmg prevede domande a chi chiama il medico: sui contatti, ossia se vi siano stati incontri con persone provenienti dalla Cina, sulla capacità respiratoria del paziente, su eventuali episodi di dispnea, su quanto velocemente respira rispetto alla norma. Tutti i medici di famiglia hanno ricevuto per e-mail una scheda con le modalità della valutazione via telefono, le indicazioni saranno pubblicate anche sul sito della Federazione italiana medici di medicina generale . La Fimmg, che fa parte della task-force Coronavirus del Ministero della Salute, illustra la dinamica da mettere in campo a protezione dei medici: chi visita un paziente con sintomi sospetti da Covid-19 dovrà essere dotato di sistema di sicurezza completo, ossia mascherine FPP2 e FPP3, tuta e occhiali (forniti dall’Asl) per evitare di infettarsi. Nel caso in cui abbia visitato un paziente risultato poi positivo in assenza di dotazione di sicurezza, dovrà essere messo lui stesso in quarantena. “Se un paziente contagiato da Covid-19 ma inconsapevole va a farsi visitare dal medico di famiglia, oppure se quest’ultimo effettua una visita domiciliare a una persona infetta ma non diagnosticata si crea un problema serio per lo stesso medico e tutti gli altri suoi pazienti. E’ evidente che bisogna organizzare sul territorio, per esempio come sta facendo la Valle d’Aosta, un intervento selezionato di assistenza”, spiega Scotti. La proposta di Fimmg è che vi siano dei medici di base reperibili a turnazione, con dotazione di sicurezza, che rispondano alle richieste di visita e all’esposizione degli eventuali sintomi. Nel caso in cui debba intervenire l’ambulanza, deve essere inviato un mezzo qualificato per il bio-contenimento e personale con dotazione di sicurezza. Sulla sicurezza è intervenuto il sindacato degli infermieri Nursing Up che chiede “a ministero della Salute e Regioni di garantire al personale sanitario tutte le tutele previste dalla legge, di informalo adeguatamente e vigilare sulla corretta e tempestiva applicazione dei protocolli sulle misure di alto contenimento”. Altro tema che dovrà essere affrontato nell’immediato è la certificazione per chi si trova in quarantena o in auto-isolamento domiciliare e non può recarsi al lavoro: “Per assentarsi dal posto di lavoro serve il certificato medico rilasciato dopo una visita e il controllo successivo del medico dell’Inps. Per evitare che due diversi camici bianchi si espongano al rischio di possibili contagi è auspicabile che in questa situazione di emergenza il Ministero della Salute e le Regioni decidano per l’esonero del certificato”, conclude Paola Pedrini, segretario Regionale di Fimmg Lombardia.

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