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ROMA. Comuni:Ifel,pronto 1 mld per investimenti,ma rivedere regole

I Comuni italiani investono di più, spendono di meno e riducono meglio lo stock di debito rispetto agli scorsi anni e rispetto al resto del comparto della Pubblica amministrazione. Eppure tassi di interesse decisamente troppo alti e fuori mercato, regole ancora poco certe, blocco del personale e ridotta autonomia fiscale rischiano di inficiare i vantaggi di una fase di potenziale ripresa. E’ quanto emerge in sintesi dal quadro sulla finanza locale illustrato oggi nel corso della convegno di presentazione della V Conferenza sulla Finanza e l’Economia locale.
Nel dettaglio, i dati presentati da Ifel mostrano come a fronte degli 1,3 miliardi di maggiori investimenti nel 2016, le previsioni parlano di un ulteriore miliardo che verrà investito nel 2017. Per rafforzare gli effetti delle nuove risorse in conto capitale, però, servono “regole certe”, a partire dalla considerazione del saldo finale di competenza come “unico e stabile vincolo di finanza pubblica, inclusivo del Fondo pluriennale vincolato per la programmazione degli investimenti”.
Cala, secondo quanto emerge dai dati Ifel, anche il peso del debito dei Comuni all’interno della pubblica amministrazione, attestandosi alla quota esigua del 2%. Nonostante ciò, il suo peso nella gestione finanziaria dei Comuni rimane troppo alto perché ancorato ai tassi del passato, in particolare nei Comuni di dimensione medio-piccola.
I Comuni, fa sapere ancora l’Ifel, pagano in media poco meno del 5% di interesse, un tasso indubbiamente ‘fuori mercato’. Considerando gli Enti fino a 10 mila abitanti e escludendo i territori delle Regioni speciali del Nord, ben 2.500 Comuni (27,5%) registrano un onere complessivo del debito maggiore della media; di questi, 1.000 enti (17,8%) superano un’incidenza del 18% sulle rispettive spese correnti. La disparità nel costo complessivo del debito tra Enti locali e Stato sollecita dunque, ribadisce l’Ifel, “urgenti interventi di flessibilizzazione del debito locale e di riequilibrio dei costi, come ripetutamente segnalato dall’Anci”.
C’è da considerare inoltre la pesante eredità lasciata dai tagli e dalla crisi tra il 2010 ed il 2015: cala la spesa per competenza destinata ai consumi intermedi, mostrando gli effetti di una spending review già realizzata dai Comuni.
Ma la voce di spesa più colpita è quella relativa al personale, che scende nel quinquennio del 13,5%, anche a causa del blocco del turn over: si tratta, in questo caso, di un effetto negativo, che rischia di non consentire lo sviluppo di nuovi investimenti e di un’adeguata programmazione. Come restano a rischio voci importanti per la tenuta delle coesione sociale come welfare e istruzione, che finora hanno tenuto.

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