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ROMA. Coldiretti/Eurispes, business Agromafie supera i 16mld

Supera i 16 miliardi il business delle agromafie nel 2015 alimentato da ogni tipologia di illeciti, dalle truffe alle estorsioni, dal riciclaggio alle associazioni per delinquere di stampo mafioso e camorristico. Un fenomeno dilagante in tutta Italia, con la Lombardia quarta Regione per infiltrazioni criminali. E’ lo spaccato che emerge dal quarto Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia Eurispes-Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.
Un rapporto che nel contempo ha messo in risalto anche l’efficace sistema di controlli per combattere le agromafie dal campo allo scaffale, con oltre 100 mila effettuati nel 2015, come ricorda il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, e un valore totale dei sequestri di 436 milioni di euro, di cui il 24% nella ristorazione, il 18% nel settore della carne e salumi, l’11% in quello delle farine, del pane e della pasta.
”Non dobbiamo sottovalutare i numeri di questa situazione – afferma il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, intervenuto alla presentazione – ma rivendico il lavoro fatto dall’Italia, Paese leader contro le frodi sia come controlli con 240 mila negli ultimi due anni sia come attività investigativa messa in campo soprattutto in questo ultimo periodo”. Il fatto è che nell’agroalimentare c’è da guadagnare e le mafie, che ‘lavorano’ con la filosofia ‘piatto ricco mi ci ficco’ lo sanno bene, come evidenzia Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio. Fatto sta che il consumatore paga tutta questa situazione con una lievitazione dei prezzi di frutta e verdura fino a quattro volte dal campo alla tavola. Per raggiungere l’obiettivo, infatti, i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali e non, usura, racket estorsivo e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature, di polli e di carichi di olio e vino, passando per le vendite on line, canale utilizzato già dal 20% degli italiani. Un Paese dove molto si fa ma c’è ancora da fare con una ‘piaga nella piaga’, visto che ben 26.200 terreni sono nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano, tra l’altro, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione; questo senza contare poi i 20-25 miliardi di euro sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati. Una situazione dovuta al fatto che, spiega il Rapporto, il processo di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa ”si presenta lungo e confuso”. A questo proposito il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando auspica che venga approvato al più presto la legge che consente di innovare il funzionamento dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e anche le procedure con cui utilizzare questi beni. Un capitolo su cui è intervenuto anche Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, secondo il quale ”bisogna avere anche il coraggio di fare delle scelte, ad esempio prevedere su alcuni beni che non sono utili, meccanismi di dismissione e lavorare meglio sugli altri”.

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Blogger: Sergiu Sabau

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