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Carcere Ivrea
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ROMA. Carceri: Garante, a Ivrea 2 celle ‘lisce’, strutture decadenti

Presenza di due celle di contenimento – una denominata ‘cella liscia’ dallo stesso personale dell’Istituto, l’altra chiamata ‘acquario’ dai detenuti -; condizioni strutturali e igieniche molto al disotto dei limiti di accettabilità; assenza da oltre quattro anni di un Comandante della Polizia penitenziaria stabilmente assegnato alla Casa circondariale. Sono i punti più critici della relazione stesa dal Garante nazionale delle persone detenute sul carcere di Ivrea. A seguito della visita effettuata a novembre nella casa circondariale è stato steso un rapporto che da ieri – informa una nota diramata oggi – è stato pubblicato sul sito del Garante.

Col termine “celle lisce” si intendono nel gergo carcerario celle senza né brande né sanitari: si tratta di una forma di contenimento considerato al limite della tortura dai vari organismi internazionali.

Proprio oggi, tra l’altro, è stato espulso un 38enne marocchino che nel settembre del 2014 era nel carcere di Ivrea e aveva guidato i disordini organizzati da un gruppo di reclusi stranieri. Le indagini svolte in carcere avevano fatto emergere che in alcune delle celle occupate dai responsabili dei disordini, erano state trovate scritte inneggianti all’autoproclamato Stato Islamico.

La visita di novembre è stata compiuta da Emilia Rossi, componente del Collegio del Garante, insieme a Bruno Mellano, Garante Regionale del Piemonte. Il rapporto è stato trasmesso un mese fa alla Direzione della Casa circondariale, al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e segnala in                 dettaglio le anomalie ancora oggi esistenti e ora sarà inviato alla competente Procura della Repubblica.

“La delegazione – riferisce la nota del Garante – aveva compiuto la visita per verificare l’attendibilità di segnalazioni circa azioni repressive condotte con un inappropriato uso della forza” e “aveva potuto verificare la documentazione dei fatti, parlare con il personale e con i detenuti, visionare e valutare lo stato dei luoghi”.

“Senza entrare nel merito degli accertamenti della Procura – spiega Emilia Rossi riassumendo il Rapporto – i due aspetti più inquietanti sono: la presenza di due celle di contenimento – una denominata ‘cella liscia’ dallo stesso personale dell’Istituto, l’altra chiamata ‘acquario’ dai detenuti – che oltre ad essere in condizioni strutturali e igieniche molto al disotto dei limiti di accettabilità nel rispetto della dignità dell’essere umano e di integrare una violazione dei più elementari diritti delle persone detenute, costituiscono un elemento che accresce la tensione presente nell’Istituto. Il secondo aspetto segnalato riguarda l’assenza da oltre quattro anni di un Comandante della Polizia penitenziaria stabilmente assegnato alla Casa circondariale. Questo elemento può, verosimilmente, contribuire al frequente riproporsi delle conflittualità segnalate”. Il Garante, oltre a sottolineare la collaborazione ricevuta, ha chiesto tuttavia che si metta fine alla “sottovalutazione” della situazione da parte della Direzione dell’Istituto ed ha stigmatizzato “la mancanza di ricerca di soluzioni diverse dal ricorrente trasferimento in altre strutture delle persone detenute di difficile gestione”.

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