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ROMA. Boom di medici di famiglia in tre anni

Contro la carenza dei medici di famiglia, il cui numero è destinato a diminuire ancora e drasticamente nei prossimi anni per effetto dei pensionamenti, arriva una norma che ha l’obiettivo di “dare ossigeno” al settore: anche i laureati in Medicina che non avranno ancora completato il corso di formazione in Medicina generale, potranno ricevere l’incarico di medico di base fino al 31 dicembre 2021, per un totale di 4.150 medici nel triennio.
La norma è contenuta nel dl Semplificazioni, approvato ieri in via definitiva, ed è stata voluta dal ministro della Salute Giulia Grillo. I sindacati di categoria tuttavia, pur “apprezzando l’impegno del ministro”, non nascondono le proprie perplessità rispetto ad un provvedimento definito “tampone”.
Questa misura, ha spiegato Grillo, “darà ossigeno alla Medicina generale, permetterà di ampliare l’offerta dei medici di famiglia e garantirà linfa nuova al sistema. Ed è solo uno degli step che riguardano il post laurea dei medici che intendo riformare profondamente – afferma – per garantire un futuro alla sanità del nostro Paese”. Ed ancora: “La prossima sfida da vincere – ha annunciato – è il superamento del tetto dell’1,4% per il personale per lo sblocco delle assunzioni in sanità, anche a costo di un confronto serrato con una parte della Ragioneria dello Stato. Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di nuove assunzioni”.
Da qui la norma approvata, grazie alla quale – secondo una stima del ministero della Salute per l’ANSA – potranno essere disponibili da subito 982 medici che frequentano l’ultimo anno di corso del triennio 2016-19. Negli anni successivi, la platea di medici in formazione che potranno entrare in attività come medici di famiglia (esclusi eventuali abbandoni) aumenterà: saranno 1.075 per il triennio 2017-20 (frequentanti il secondo e terzo anno) e 2.093 per il triennio 2018-21 (del primo, secondo e terzo anno), per un totale appunto di 4.150 medici fino al 2021. La stima è stata elaborata sulla base del numero dei medici borsisti per il corso di Medicina generale. La norma consente quindi anche ai medici ancora in formazione di entrare nelle graduatorie regionali per l’incarico di medico di base, salva la precedenza garantita a chi è già in graduatoria.
“Bene il provvedimento, ma va detto che si tratta comunque di una misura tampone per fare fronte all’emergenza che deriverà dal pensionamento di migliaia di medici nei prossimi anni, soprattutto nelle Regioni del Nord come Piemonte e Lombardia, ma non di un provvedimento strutturale”, commenta il segretario generale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, ricordando che sono 43mila i medici di base ad oggi attivi e che 15mila di questi andranno in pensione nei prossimi 5 anni. Il punto, spiega, “è che tale norma anticipa l’entrata in attività dei medici che si stanno formando, ma non aumenta il numero finale dei medici che entreranno nel sistema. Il nodo resta quindi la necessità di aumentare le borse di studio per il corso in Medicina generale”.
Posizione condivisa dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo): “Apprezziamo l’attenzione del ministro – afferma il presidente Filippo Anelli – ma l’unico intervento risolutivo è mantenere 2.000 borse di studio l’anno per 10 anni per i corsi di Medicina generale post laurea” destinati alla formazione dei medici di base.

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