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Il vaccino contro il rotavirus

ROMA. A caccia di 200mila malati di epatite C, spot sulle tv

Detenuti, tossicodipendenti, ma soprattutto tanti over 60 esposti al virus prima che si diffondesse la cultura dei presidi sanitari usa e getta: sono circa 200mila, in Italia, le persone che hanno contratto l’epatite C e non lo sanno. Mira a far emergere questo dato sommerso, la cui stessa dimensione è difficile da valutare, uno spot tv che verrà trasmesso su tutti i canali nazionali da maggio. Ma l’obiettivo sarà anche raggiungere coloro che sanno di aver contratto l’infezione e non la curano, esponendo anche altre persone al contagio. Da alcuni anni sono disponibili terapie a base di antivirali di nuova generazione che, in poche settimane e senza alcun rischio, assicurano nella quasi totalità dei casi l’eradicazione del virus dell’HCV. Come dimostrano i registri di trattamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), ben 178 mila persone, a metà aprile, avevano iniziato o terminato il trattamento. “In questi anni – precisa Massimo Galli, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) – abbiamo avuto in Italia risultati straordinari per quanto riguarda l’accesso alle terapie. Rispetto alla prevalenza dell’infezione nella popolazione generale abbiamo i numeri migliori in Europa e tra i migliori al mondo”, precisa Galli. “Stiamo andando verso l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di eradicare l’HCV entro il 2030 e i farmaci di nuova generazione – aggiunge Stefano Vella, direttore del Centro per la salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità – stanno eliminando la mortalità per epatite, riducendo i casi di tumore del fegato e la necessità di trapianti”. Oltre ad essere terapie efficaci, sottolinea Francesco Saverio Mennini professore di Economia Sanitaria presso l’Università di Tor Vergata di Roma, “studi che utilizzano dati basati sulla popolazione, dimostrano che sono anche cost-saving, ovvero consento un risparmio per la spesa sanitaria pubblica”. Il nodo però è individuare tutte le persone che ne potrebbero beneficiare. “La stima del sommerso è molto difficile e mancano studi ben strutturati a livello nazionale. A seconda delle fonti i numeri variano da 130mila a 240mila persone. Quel che è certo è che molti pazienti vanno incontro a cirrosi e cancro del fegato”, spiega Galli. L’obiettivo è trovarli, grazie a una grande campagna di sensibilizzazione attraverso i media, lanciata in occasione di un convegno tenutosi in Senato. “Non solo manca l’attività di screening per scovare chi non sa di essere infetto – denuncia Massimiliano Conforti, vicepresidente di EpaC Onlus – ma ci sono anche circa 130 mila persone che sanno di esser malate e non vengono indirizzate dal medico nei centri in cui possono esser prescritti i nuovi antivirali”. E il futuro riserva incertezze. Nel 2019 si esaurirà, infatti, il fondo di un miliardo e mezzo stabilito per il triennio 2017-19 per i farmaci innovativi. “Questa fase di transizione da una gestione a livello centrale a una gestione a livello regionale – conclude Galli – andrà portata avanti con attenzione”.

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