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Robinson Crusoe.

Robinson Crusoe.
In questi mesi di clausura non potevo non rileggere Robinson Crusoe, la storia di un marinaio naufragato in una piccola e deserta isola, tra le mille difficoltà, persino l’incontro con una tribù di cannibali dove salva Venerdì. E poi alla fine delle sue peripezie, subito riprese, dopo il naufragio, dando il meglio di sé. Questo romanzo di Daniel Defoe è una grande metafora della lotta che stiamo oggi ingaggiando. Robinson Crusoe è il libro di chi è riuscito a sopravvivere o di chi ha ancora le forze per lottare ed è lì, nel pieno del combattimento. Ma è anche il libro di chi è stato sconfitto, di chi ha perso la sua battaglia nella competizione, perché incoraggia e aiuta a capire dove ritrovare le forze per ripartire. In fondo, si riparte sempre da se stessi, dal desiderio di costruire, di fare, di realizzarsi, di riscattarsi Ma anche dalla coscienza che c’è, ci deve essere, un destino positivo per la propria vita. E si può ripartire anche da una compagnia, che giunge spesso imprevista nella vita. Come con il selvaggio Venerdì, nella vita di Robinson Crusoe. Oggi la differenza è poca tra gli uni e gli altri, tra chi ce l’ha fatta e chi è stato sopraffatto, perché anche chi ha retto bene ieri e oggi dovrà combattere ancora a lungo per la sopravvivenza. E chi ha perso, chi ha fallito, può ricominciare. Un libro, allora, che dà coraggio a chi, come un pugile, ha dovuto imparare a tenere alta la guardia e ad attaccare. E a chi, dopo aver subito il knock-out, sente il bisogno di tornare presto in palestra per preparare il nuovo match. Mi ha colpito il quarto capitolo di Robinson Crusoe, qui l’autore fa dire così al protagonista: “Non sarebbe servito a nulla stare a sedere, aspettando quello che non potevo avere e la necessità mi aguzzò l’ingegno”. Robinson è appena scampato alla morte, travolto da onde terribili che hanno ucciso i suoi compagni di navigazione. Lui solo si salva, l’euforia lo ha sopraffatto, ma qualche istante dopo, è già al lavoro. E’ la descrizione di quanto è oggi sotto i nostri occhi: da una parte, tantissimi travolti dalle onde del Coronavirus, ma dobbiamo essere come Crusoe, con una voglia di vivere incredibile di ripartire. Oggi come novelli Robinson dobbiamo puntare su noi stessi e sulle nostre cognizioni, dando il meglio di noi stessi per ripartire tutti insieme dopo l’esperienza del recente naufragio da pandemia. E’ un bellissimo romanzo, l’autore fa vivere il protagonista su un’isola deserta, da solo, per 25 anni, e per altri tre in compagnia di un’unica persona, il “selvaggio” Venerdì. Leggendolo nella clausura di casa mi immaginavo di trovarmi scaraventato dal mare sulla spiaggia di un’isola deserta e sconosciuta e lì rimanerci. E capire di dover ricominciare tutto da zero. E’ sicuramente difficile entrare nei panni dell’esistenza di Robinson per noi che siamo stati liberati da certe fatiche basilari per la sopravvivenza, ma la parola fatica, tante volte pronunciata da Robinson Crusoe e tante volte descritta da Defoe con immagini cariche di dettagli, è quella che oggi per ripartire dobbiamo fare nostra, per fare ripartire la nave Italia. In questa nave abbiamo bisogno di tutti per riprendere a navigare.
Favria, 27.05.2020 Giorgio Cortese

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