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Donata Ponchia, vice sindaco di Rivarossa
Donata Ponchia, vice sindaco di Rivarossa

RIVAROSSA. Donata Ponchia non è più vice sindaco, ha dato le dimissioni

Un fulmine a ciel sereno è caduto su Rivarossa. Nella giornata di venerdì  Donata Ponchia ha rassegnato le dimissioni dal suo ruolo di vice sindaco del Comune di Rivarossa. Dietro a questa scelta – ammette lei stessa – ci sarebbero «motivazioni politiche».  Ponchia rimarrà comunque tra i banchi del consiglio comunale. «In maggioranza – sottolinea – Continuerò a sostenere questo gruppo senza remore e senza riserve».

Perché Ponchia ha preso questa decisione? Di ipotesi ce ne sono tante, di certezze nessuna. C’è chi parla di malumori e rapporti non proprio idilliaci con il sindaco Enrico Vallino, e la memoria torna a quel che accadde poco più di tre anni fa, con tre consiglieri di maggioranza, Cristian Ramazzina, Monica Pomero e Arturo Siviero, e tre della minoranza, Paolo Cinquanta, Felice Vescio e Roberto Leone, che diedero le dimissioni in simultanea portando al commissariamento il Comune. Una decisione che gli esponenti dimissionari dell’allora maggioranza motivarono con la mancanza di condivisione e dialogo sull’operato amministrativo.

C’è invece chi ipotizza che Ponchia abbia fatto un passo indietro perché stufa di farsi un mazzo tanto per svolgere il suo ruolo da vice sindaco in un mare di continue critiche e polemiche. Lasciare le deleghe e rimanere come semplice consigliere, in questo caso, vorrebbe dire svincolarsi da un ruolo di primo piano per continuare a lavorare in maggioranza con minori responsabilità e minore visibilità.

Di certo, come abbiamo detto, non c’è assolutamente nulla. Non foss’altro che al momento la stessa Ponchia non si sbilancia minimamente sulle motivazioni del suo gesto e si limita ad un «no comment».

È sul suo profilo Facebook che l’ormai ex vice sindaco rivarossese si è lasciata un po’ andare. Un lungo sfogo. «Volevo fare un post sugli sciacalli, cioè su quegli animali che mangiano le carcasse uccise dai predatori – ha scritto -. Si, quelle persone che approfittano della caduta degli altri per gettare loro merda addosso, cercando di ottenere cinque minuti di notorietà o giù di lì.  Poi volevo fare un post sulle mie dimissioni, cercando di spiegare le mie motivazioni senza che nessuno dicesse qualcosa al posto mio che non fosse vero. Invece è successa una cosa». Ponchia ha raccontato della telefonata con il capogruppo di maggioranza  Fabrizio Morutto che le ha chiesto di andare con lui a svuotare i cestini del paese.

«Per motivi tecnici non abbiamo il cantoniere in questo momento e non c’è nessuno che lo fa – ha spiegato -. Ci siamo muniti di guanti e pala e scopa, pick-up del comune e siamo partiti.  Abbiamo girato tutte le vie di Rivarossa, raccolto immondizia fatta da altri, svuotato i cestini strapieni di ogni cosa, sacchi pieni di cacca di cane, e altre “ meraviglie”. Abbiamo dato una pulita alla zona bancomat, tolto immondizia buttata in un fosso.  Abbiamo chiacchierato con qualche compaesano, ci hanno anche offerto il caffè (da asporto), abbiamo controllato alcuni lavori che il comune sta gestendo, e parlato di progetti futuri.  Ed io ad un certo punto mi sono ricordata una cosa che ultimamente avevo dimenticato, concentrata com’ero sulle vicissitudini che mi hanno portata a certe scelte: bisogna ripartire dai cestini della spazzatura  Ovvero: il vero senso del fare “il bene comune” qual è?  È quello di avere una carica, una “ funzione”,  oppure è tirarsi su le maniche e fare qualcosa di utile per la comunità? È essere “leone da tastiera”,  un “mero burocrate”, oppure solo qualcuno con la voglia di darsi da fare a prescindere?».

Ore che hanno fatto sentire Ponchia «appagata e di buon umore,   anzi determinata a continuare a fare ciò che ho sempre fatto, cioè il bene per il mio comune – ha proseguito -.  L’amore per Rivarossa non cambia.  La differenza non la fa una carica o un titolo.  La fa la persona.  Fabrizio è una di quelle belle persone che rendono migliore il mondo.  Semplicemente si dà da fare per amore del proprio territorio senza pensare al resto, e sempre col sorriso. Nonostante le difficoltà, nonostante i problemi, il covid, gli sciacalli che non fanno altro che criticare, nonostante chi dice di fare ma non scende dal proprio  piedistallo per mettere le mani nella terra, nei fossi, sul territorio, ed il territorio non lo vive e non lo conosce davvero.  Ho anche capito che chi non ha  questo amore “viscerale “dentro di sé,  non potrà mai capire il senso di tutto ciò, per cui non capirà nemmeno questo post. Si limiterà  a scuotere la testa, a preparare contrattacchi, formulare risposte, inventarsi strategie, invece che farsi due domande. Ma io non ho nemmeno questa pretesa. “Francamente me ne infischio”, diceva una battuta di un vecchio film.

Io riparto dai cestini. Continuo a fare ciò in cui credo da sempre e per sempre. Come individuo, farò ciò in cui credo, farò il mio dovere civile.  Anzi no, lo farò come scout, ricordando sempre il mantra che ci ha lasciato Baden-Powell: “Lasciate il mondo un po’ migliore di come lo avete trovato”. Questa mi sembra già una responsabilità importante. Il resto non conta davvero». Poi, taggando l’ex sindaco Gianluca Vallero, Ponchia ha semi-citato una frase di una canzone del cantante Ligabue, “Leggero”: «L’odore dei fossi lo riconoscono in pochi».

Su Facebook in tantissimi hanno commentato con dispiacere la notizia de La Voce sulla decisione di Ponchia, facendole i complimenti per l’importante lavoro svolto fino ad oggi.

Intanto noi abbiamo provato a contattare telefonicamente il sindaco Enrico Vallino per una dichiarazione sulle dimissioni della sua vice, ma non abbiamo avuto risposta.

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